venerdì, novembre 28, 2008

Vita di tutti i giorni 2.0 - Friday version

Certe mattine ti alzi e scopri che le previsioni ci hanno azzeccato. Che ha nevicato copiosamente proprio come dicevano Giuliacci e tutti quelli come lui.

Fa freddo, ma non hai freddo. Sei quasi contento di alzarti, anche se hai sonno, la neve ti mette allegria, anche se tutto è bianco e il cielo è grigio.

Ti vesti e ti metti una giacca che ti ha portato tuo papà. Ripensi a tutte le volte che hai litigato con tuo papà, però lui le giacche te le porta lo stesso a casa, quelle che hai lasciato lì quando ti sei trasferito. Esci e l'aria del mattino, sporcata dalle code lunghe decine di metri sulle strade di una Torino poco preparata, ecco quell'aria non è poi tanto puzzolente, alla fine ti piace pure.

Arrivi al lavoro e schizzi. Però è venerdì, anche se prendi 115 chiamate in 3H e 45' ti passa. E ti guardi attorno e sei felice, alla fine intorno hai persone belle. In particolare, una. Esci contento, per quella persona e perchè è venerdì.
Vai al secondo lavoro e ti fai due risate, mentre lavori, con persone che apprezzi e che ti fanno apprezzare il tuo lavoro simil pagato. Guardi la neve fuori e pensi che passare da ponte Balbis, guardare il Po che spezza il paesaggio imbiancato è inpagabile. Che ti fa sentire in un posto che non ha epigoni.

Prendi la macchina e vai a casa, ti fai le pulizie, e intanto pensi che l'esser innamorati è tanto bello quanto doloroso. Che se i sogni non coincidono, non coincidono per sempre. Ma che per i sogni, bisogna lottare.

E' venerdì e ti cucini della pasta con il peperoncino guardando MTV. Sei solo ma non ti senti solo. Hai i tuoi pensieri, talvolta dolorosi, ma hai anche tante speranze, che suonano come una canzone di Regina Spector.
Speranza a volte fa rime con dolore. A volte, fa senso pensare che ce nè sia ancora.

Eppure ce n'è. Come ce n'è negli occhi di tua mamma, tutte le volte che la vedi guardarti e sperare per te. Come quella che vedi in signori di mezza età che non sanno se è servito a qualcosa, arrivare fin lì. La stessa speranza che riesci anche a sentire in una canzone dei Nirvana, sì proprio quelli che speranza non ne volevano lasciare neanche per sbaglio. Perché è vero, il senso era diverso, però tu quelle canzoni le ascoltavi quando il vivere ti sembrava così a portata di mano.

Guardi fuori al culmine di una giornata uguale all'altra e pensi che dolore e speranza sono la tua eterna condanna. Il vaffanculo, oggi, non ti sgorga da dentro: preferisci dire un "grazie", a quel qualcosa che alcuni chiamano Dio, altri semplicemente non chiamano.

3 commenti:

buncia ha detto...

vaffanculo e grazie vanno spesso di pari passo. e a volte ciò che mandiamo a fanculo il giorno prima è lo stesso che ringraziamo il giorno dopo.
se ci pensi, non è poi tanto male come soluzione. puoi anche permetterti di scegliere.

altraepoca ha detto...

come le sento queste tue parole, mi riconosco...non ho mai smesso di sperare anche quando mi sentivo sola e demoralizzata per il lavoro e la vita privata..sperare in quei momenti coincideva con il dolore e a volte pensavo che "certe cose" forse non erano destinate a me. Non ho mai smesso di ascoltare la mia vocina, quella che ti tira su la mattina, che ti fa sentire che un momento, forse "il momento" arriverà anche per te. Quel giorno è poi arrivato ma non smetto mai di lottare, sperare e sognare....ti abbraccio
Altraepoca

altraepoca ha detto...

Ciao, ho consigliato ad un altro blogger di venire dalle tue parti poichè sta cercando qualcuno disponibile a scrivere x pubblicare articoli. Ho commentato indicando il tuo blog, cmq se ti interessa (magari no) e tra i miei blog preferiti, mondolibero. ciao Fra, buona settimana