mercoledì, dicembre 03, 2008

Il mistero della K

Poniamo caso che. Che io sia a casa, di mercoledì. Che sia sera e che, dopo che ho avuto mal di testa tutto il pomeriggio, io stia meglio. Che io abbia solo bisogno di andare a dormire. Eppure, che abbia la sensazione che debba scrivere qualcosa, entro stasera.

E' tutto il giorno che penso a una frase che ho sentito.

"L'ho capito per la lettera K".

Ovviamente la frase si riferiva a me. Ovviamente si riferiva a qualcosa di mio. Ma non parlerò di questo.

Voglio scrivere una storia sulla K. Una storia dove la K abbia un senso.

Allora prendo la K e la attacco a un nome. Poniamo: franz. Franzk. Ecco, suona bene.
Sì, lo so, è l'inizio dell'url del Diario. Ma non voglio spiegarvi perché ho scelto Franzk.

A me piace pensare, a volte, che Franzk sia un personaggio che diventa vero solo per quella K. Prima, franz non aveva neanche la spinta a essere vero, tanto da non avere l'iniziale del nome maiuscola. Poi un giorno qualcuno arriva e dice: franzk, tu ora avrai alla fine del nome la K.
Diverrai Franzk.

E subito dopo, ecco che Franzk prende vita. Respira, si muove, si commuove, cammina, caga, ascolta i Radiohead, guarda la Lazio in tv, telefona. Ma soprattutto, cerca un senso.

Ecco, la mia storia può iniziare così. E spiegare come la K abbia spinto un franz qualsiasi a diventare totalmente diverso da tutti gli altri franz.

Forse posso mettere una K in mezzo al nulla e costruirci sopra una serie di ideali. Tipo che la K è la variabile che determina quando uno si innamora. E quando uno sente che la sua K è in giro, allora sente quella voglia di esplodere all'altezza del petto che fa venire voglia d'innamorarsi ogni giorno. Poi, quando l'amore si spegne, la K diventa P, ma questa è un'altra storia, oltre che una qualsiasi altra lettera.

Ci sono storie in cui le K si accumulano, in cui trovi tanti silenzi dove spuntano K di dimensioni e colori diverse. Ci sono K che ti vengon su come le lacrime, altre che non sai di aver visto fino a che non le senti parlare.

La mia K ha la forma della neve e il sapore dell'acqua fresca, ossia non ha forma ed è insapore. Sai che ti piace ma non sai il perché. Ti senti meglio dopo che vedi nevicare, ti senti meglio quando bevi. Come quando compare la K, al fondo di tutto, quella variabile che non conosci fino a che non ti senti dire: "L'ho capito per la lettera K". Non per niente l'ho messo al fondo del nome, lì, dove mettete le url per accedere ai siti.

1 commento:

buncia ha detto...

non sono d'accordo sul fatto che l'acqua fresca e la neve non abbiano un sapore. ce l'hanno, eccome. solo che è unico, e, in quanto tale, non si può dire "l'acqua fresca sa di...", "il gusto della neve è come...". è un gusto e un sapore tutto loro. io, da piccola, mi mangiavo la neve col succo di limone... qualcosa di fantastico.

la K come costante... significa che il valore è uguale per tutti? potrebbe essere una costante priva di valore. d'altronde l'amore è inspiegabile.
probabilmente la costante dell'amore c'è. ma, come la neve e l'acqua fresca, non si può descrivere. perché è unica, nel suo genere.
;)


[non male come idea. narrare a partire da una lettera. che poi, alla fine, tutto può dare origine a una storia. che poi, alla fine, ogni storia inizia esattamente così: con una lettera.]