venerdì, dicembre 05, 2008

Something I feel

C'è qualcosa, intorno a me. Lo sento quando penso agli inceneritori, quando penso al lavoro, quando penso ai soldi che non ci sono e ai capodanni mancati, quando penso alle vacanze che vorrei e alla vacanze che non ho ancora vissuto. Quando penso alla storia perfetta, quella da vivere e quella da scrivere.

C'è qualcosa che non si sa descrivere, come se a onor del vero, una definizione servisse. C'è qualcosa che rimane lì, non detta, che alcuni mettono dentro a spiegazioni e altri vicino a un'urna ceneraria.

Questo qualcosa è nelle mie mani, mentre scrivo che lo sento intorno a me. E' nel mio palato, sulla mia pelle. Lo sento mentre respiro, mescolato agli odori che sento. E' quel qualcosa che vedo fra le sfumature del cielo, di cui non mi stancherei mai di parlare. Che rendono possibile vedere, alle cinque del cinque di dicembre, la luna a metà.

Non ho mai sentito parlare di questo qualcosa con il suo nome, è quello il punto. Lo senti macinare dentro come il desiderio di vederlo. Di capire come usarlo, questo qualcosa. Perché sai che potresti usarlo, ma non sai come.

Io, per dire, provo a prenderlo e trasformarlo in parole che abbiano un senso. Ne escono fuori discorsi talvolta bislacchi, talvolta gentili, talvolta impregnati di quel senso che si racchiude in questo qualcosa.

Ma lo potete sentire? Mentre camminate, mentre guardate intorno la gente? Non capisco come la gente possa guardarsi intorno e rimanere indifferente. Quante storie ci sono, dietro ogni persona che passa, che sta seduta sul pullman vicino a voi, che vi sfiora al mercato, che sta un ufficio di fianco la vostro. Il qualcosa di cui parlo è racconto anche lì. Non solo lì, certo. E sono storie, si badi, piene di questo vivifico qualcosa.

Sento che dappertutto c'è un qualcosa che ferma l'attimo, lo dilata, lo rende plasmabile nel mio osservare. E sentire che devo sbrigarmi, a isolarlo, a strutturarlo in un testo.

Il venerdì sera, dopo che ho pulito e aspetto di cucinare, mi sento a casa. Fa caldo, c'è come un'atmosfera di serenità. Tutta mia, certo. I sogni diventano più tangibili, ci sono immagini meno rarefatte, posso vedere i miei desideri appena socchiudo gli occhi.

E mi metto a scrivere, qui soprattutto. Con la musica in sottofondo e lo stomaco che mi brontola. Ripenso a quante cose ho visto durante il giorno, e ciò a cui ho pensato di più. Mi concentro sul quel pensiero. Quel qualcosa che avevo visto intorno a me assume quei contorni. Posso prenderle la mano come fosse una ragazza. Posso tenerla in braccio come fosse mia sorella. Posso guardarla, come fosse quel famoso cielo di cui non mi annoierò mai di parlare. Posso assaporarla, come tutti gli odori che ho assaporato durante il giorno. E ha tutti i colori del mondo.

Poi è come se mi svegliassi. E quel qualcosa torna quieto. Ma i miei pensieri, rimangono... e questo, talvolta, non è neanche tanto male.

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