martedì, gennaio 20, 2009

Io, e te.















Alla tv trasmettono un film. uno di quelli tristi. Uno di quelli che non capirò mai perché mi fermo a guardare.

Poi ripenso al sapore del dolore. E' come guardare la neve che si scioglie. E' brutto sapere che quella bellezza, candida, sparisce. Riappare il fango. Il bianco si sporca, giorno dopo giorno, di smog e di cacche di cani. Ci cammini in mezzo ed ecco, sai che il sapore della neve come minimo dovrai aspettarlo un altro anno. Quel sapore che inebria l'aria di freddo secco e di pulito. Che le auto e i padroni incauti e zozzoni tendono a sporcare.

Oggi su ponte Balbis, sotto la neve spuntava la terra. L'erba era fradicia. C'era acqua che colava fino alla discesa che arrivava al Po. Il cielo era nebbioso, ma bello. Avevo freddo alle orecchie.

E' il dolore di sentirsi poche parole nel cervello e ripeterle in continuazione: io, e te. Io, e te. Io, e te. Così, fino a che tutto gira intorno a quel modo di pensarle. E il dolore emerge dal fatto che io, e te non ci siamo. In quel momento, chissà, anche nel futuro.

"Io, e te" è il mio modo di pensare all'amore perfetto. Quello che quando pensi a un sorriso pensi a lei. O a lui, se a leggere è una ragazza. Quello che se pensi a un abbraccio, un odore, un movimento, pensi che sia generato da lei, o da lui. E che tutto sia in funzione di due persone.

In quel film sono loro due. Io, e te. Ma io non sono Richard Gere, ovvio.

A volte è meglio così, perchè sennò è troppo semplice.

2 commenti:

Sara ha detto...

e poi richard sta iniziando ad invecchiare ;)

o°_federica_°o ha detto...

...sono stata rapita da quello che scrivi..
alcuni post mi piacciono davvero tanto..