domenica, marzo 22, 2009

Parlando di lei

La mia tentazione più grande era quella di seguire quel sentimento che mi obbligava a innamorarmi ogni volta che sentivo quel senso di pienezza all'altezza dello sterno.

Come se fossi stato preda di un moto rivoluzionario nell'atto di bere un thè al bergamotto, come se il calore dell'infuso fondesse le fibre del mio corpo con l'occhio vigile dell'ennesima donna bellissima di fronte a me.

Ebbene, capitava ogni volta che prendevo il pullman, che passeggiavo nella brezza dell'inizio di primavera a prescindere che fossi in un corso trafficato o nel parco poco visitato. C'era sempre una donna a incrociare il mio sguardo, a fare quel movimento con le labbra che non sapevo spiegarmi se fosse disgusto o attrazione, con la voglia di rimanere cincischiando su un movimento, quelle stesse fattezze che assumevo io, quei gesti così inflazionati, quelle smorfie così ripetute.

Era l'innamorarsi in ogni momento, che aveva castigato, prima che fosse giunta l'ora, almeno tre ragazze diverse: Lisa, Claudia, Eleonora. Forse Claudia mi aveva castigato lei, però questo non è così poetico.

Poi venne Madeleine.

Di lei mi innamorai attraverso il sapore del limoncello. Quel senso di pienezza, freschezza, e al contempo voglia di mettersi a ballare ritmi blasfemi, sensuali, lontani. Di raccontare ai muri che l'amore è la via. Che le domande che scrivevo sul mio computer, sulla mia agendina perennemente chiusa nel borsello, erano lì solo per completare un quadro fatto di punti interrogativi, non di risposte. Era il fatto che sentissi più fascino in quel trasporto di amare l'attimo, che non diluirlo in tutta l'eternità..

Madeleine era invece stato il sapore che rimane dopo la deglutizione. Era l'apprezzare la pelle liscia che diventa rugosa. Era il tempo che passa ma che resta sempe verde.

Di lei non amai ciò che era nel momento in cui la vidi, quanto il fatto che quel mio costante senso di pienezza rimanesse sempre a galla. Non avevo cedimenti neanche quando, nel mezzo della mia giornata, notavo quella che poteva diventare l'ennesima mia musa.

Madeleine raccoglieva in sè la forza dell'amore duraturo, quello placido.

Quando le parlai di questo, rimase di stucco perché non credeva che fossi tanto cervellotico da voler isolare ogni senso che mi dava l'osservarla. Rimaneva serena nell'ascoltarmi parlare di lei, quasi quanto mi stesse ascoltando mentre parlavo di un'altra donna. Poi, forse presa da quel sottile senso dell'ironia che la contraddistingueva, mi diceva parlando di sè stessa come di una terza qualsiasi, di una delle tante di cui m'ero innamorato: "Mi piace sentirti parlare di lei".

Mi conosceva più di chiunque altro, o forse sapeva che traevo giovamento dal calarmi in ogni amore istantaneo, che incontravo di qua e di là, nel normale esser delle mie giornate.
E in questo, Madeleine sapeva capire che fondamentalmente, in ogni aspetto dell'innamoramento che trovavo nel resto del mondo, era solo una sfumatura di lei, quella che cercavo.


PS: questo post nasce da un'idea di Simo. A lei va il mio ringraziamento.

1 commento:

buncia ha detto...

grazie