domenica, marzo 08, 2009

Quelle strade

Sono sempre in cammino.

Non mi sento mai arrivato, anche quando potrei permettermi un attimo di riposo.

Perché ci sono cammini lunghi tutta una vita, senza che il possesso delle storie possano variare al variare del tema. Sempre dato assodato che la vita sia, passatemi la frase fatta, una storia.

C'è chi sente talvolta di non mettere altro che il proprio senso di disagio a dover scrivere la propria storia. Io, dal canto mio, sto sempre alla ricerca dell'asettica consapevolezza che ogni attimo sia solo un goccio d'inchiostro. Che sta a me metterlo sulla carta associando il significante a un significato.


In questi mesi ho conosciuto il dolore della disfatta e il sano piacere della riscoperta.

Quel sentirsi da una parte inutile e dall'altra qualcuno. Avere intorno quelli che ti giudicano una nullità e quelli che ti considerano parte di un qualcosa. Come se contemporaneamente ci fossero due strade contrapposte che tu, senza sapere come, percorri allo stesso tempo con reazioni totalmente nuove e diametralmente separate.

Rimangono talvolta i rimasugli, i segni, di quelle strade che percorri e in cui non ti senti tu.
Hai male, senti che quel sapore di disfatta che imputano a te non è tuo ma il dolore per la poca fiducia, beh sì, quello rimane.


E cerchi ti prendere solo le strade della speranza. Quelle che ti fanno ancora trovare la voglia di camminare. Di non arrenderti.

Intorno a me sento un qualcosa di invisibile, sembra che sia vero, che senta, che percepisca. Sembra che sia l'odore della strada giusta, quella che t'allontana dalla resa che ti chiedono tutti quelli che millantano affetto, che dicono "noi siamo quelli che" e poi ti guardano solo con lo sguardo della condanna.

Non che questo conti qualcosa, dato che, quando la scelta cade sulla strada giusta, il loro odore, le loro parole, le loro voci, si sciolgono nella distanza. E anche se a loro hai voluto bene, sai che lasciandoteli alle spalle il tuo sarà un viaggio più semplice, nella sua lunga e imprevedibile difficoltà.

1 commento:

Trillii ha detto...

Il bello del camminare, delle scarpe che si rincorrono, è che quel filo tra significato e significante, ondeggia, s'intreccia, cambia, e diventa un'altro filo, un'altro modo di percepire la strada.
Trillii