venerdì, marzo 13, 2009

Ritorni

Ero stato avventato, nel lasciarmela alle spalle. O meglio, non avevo previsto che sarebbe ricomparsa, da sola, quando meno me lo sarei aspettato.

Da quanto avevo deciso che Madeleine non faceva più parte della mia vita, m'ero dedicato al resto ma non a ciò che mi aveva permesso di conoscere Madeleine: il lavoro, prima di tutto. E poi la politica, lo sport, la cultura, il cinema, la lettura, la musica, gli amici, lo sport di nuovo, le chiacchere al bar e i videogames, a casa la sera, da solo.

Tranne la scrittura, c'era tutto nella mia vita. Tranne appunto quelle note, che lasciavo a piè di pagina nelle mie giornate, i pensieri che rimanevano sospesi fino a quanto, tornato a casa, cucinata la verdura e lavato i piatti, preparato la caffettiera per il mattino successivo, rimanevo io e quello che avevo visto durante il giorno, lo trascrivevo e ne creavo un solo testo, il più delle volte che non sapevo esser dedicato a lei, anche se lei non l'avevo effettivamente ancora conosciuta.

Fu quando smisi di fumare, forse, che me la lasciai alle spalle. D'altronde, mentre pensavo a Madeleine ricordo solo che c'era un sapore di Pall Mall blu e l'odore del freddo, sul mio balcone, mentre un pò distratto ripensavo a quello che avevo scritto e riletto.

Non fumavo da un bel pò. E neanche scrivevo più, di nessuno. Da quando avevo detto a Madeleine che le avevo scritte mille storie diverse, sparse qua e là fra la blogosfera e il mio taccuino che tenevo nella borsa.

Perché talvolta non lasciavo spazio a dubbi: prendevo quel libricino nero e la penna, seduto sul pullman come nella pausa pranzo, poggiato sul corrimano del ponte vicino all'ufficio, e cominciavo a descrivere come avrei voluto sposarla, come avrei voluto ballare con lei, anche come avrei voluto che mi confessasse di non esser innamorata di me.

Le dissi che era lei, quella delle mie parole, e Madeleine scomparve così. Non per dispetto, non perché indignata, forse perché troppo premurosa verso l'ennesimo aspirante compagno di una vita.

E sparì, condendo di sorrisi di cui avevo sempre parlato in ogni mia storia un momento che per altri sarebbe stato drammatico, triste. Per me fu un punto di svolta.

La ritrovai come si ritrovano le persone meno aspettate, la ritrovai una mattina di marzo dopo mesi che non era lei il mio primo pensiero.

Madeleine stava seduta su una panchina poco distante da quella dove mi sedevo, durante la pausa pranzo, dove l'avevo sognata mentre la ricordavo camminare stretta nel suo cappotto nero, qualche inverno prima, quando conoscerla forse era stato caso, o forse no.

La ritrovai vestita di colori, con la solita espressione assorta verso la luce del sole e lo scorrere delle nuvole, mentre senza chiedersi cosa ci fosse intorno a lei poneva domande a ciò stava sopra.

La guardai per qualche minuto, in quella giornata che era stata per me uguale a tante altre. Non ero impaurito di trovarla, solo un po' straniato di rendermi conto che non l'avevo pensata per troppo tempo.

M'avvicinai, la chiamai, le mi vide e ci salutammo come se nulla fosse stato. Mi sedetti vicino a lei, come se non ci fosse stata Madeleine, e le parlai come se fosse stata chiunque altro.

Perché v'era la magia del rinnovo, con Madeleine ogni momento sembrava essere il primo. Eppure non era che l'ennesima volta che le chiedevo di come aveva deciso di cambiare lavoro, dove fosse finito il suo amore per gli abiti scuri e perché quel giorno avesse gli occhiali scuri, un accessorio che credevo non le avrei mai visto indossare.

Le parlavo e sapevo, o meglio, capii più tardi, che quel momento l'avrei trascritto per ancora molte volte, perché la magia di Madeleine che sapeva accendere in me i ricordi di tutte le storie che avevo saputo immaginare, anche solo un attimo, e che avevo messo da parte per quando avessi sentito la necessità di raccontare qualcosa.

La sentii parlare come l'avevo sentita parlare tutte le volte che l'avevo vista, mi aveva sorriso e avevo capito che fosse in lei molta della mia voglia d'innamorarmi, e presi tutto quel miscuglio d'emozioni, lo misi in tasca, e lo trascinai fino al pc, la sera.

Era durato un attimo, o forse ore.

Sta di fatto che la sera, tornato a casa, trascrissi tutto questo. E Madeleine tornò per un attimo nella mia vita, leggiadra eppure determinante nella sua tenacia di farmi intravedere come la mia debolezza si nascondesse nel suo sapermi prendere.

Scrissi tutto questo e lo lasciai macerare da solo, mentre, guardando fuori dalla finestra, tornai a desiderare una Pall Mall e di poter ancora amare Madeleine. Sperando che, se quest'occasione mi fosse stata concessa, il mio desiderio di poterla amare, Madeleine, si realizzasse come avevo saputo trascrivere tutte le storie che avevo lasciato sparse fra la blogosfera e il mio taccuino, pensando a lei, pensando a noi...

3 commenti:

o°_federica_°o ha detto...

..nella mia mente si è materializzata tutta la scena..
per me bella e triste allo stesso tempo..
..mi sono intrufolata per un attimo nel palcoscenico delle tue parole collegando sensazioni della mia vita , in fondo la lettura trasmette sensazioni soggettive :)

Anonimo ha detto...

nessuno resiste alla tentazione di tornare.
il passato docet.
per fortuna o purtroppo.
saluto, Gitti.

(poichè appaio anonima, io sono qui.
gittiepoi.wordpress.com)

o°_federica_°o ha detto...

..è vero tutti hanno paura..però oguno ha un modo diverso di guardarla negli occhi..
io cerco il mio..cerco un antidoto contro la "paura che spaventa e brucia i sogni"..