domenica, aprile 05, 2009

Le domande che non ho mai posto

Al di là d'ogni lucido pensiero ci sono diverse domande che ancora devo porre.

Sono le domande che sorgono, quando camminando per il mondo, mi fermo ad osservare l'armonia e a non capire come possa essere così disallineato rispetto all'armonia stessa.

Quindi sorgono domande. Rimangono sospese fra la lucidità e il sospetto che non siano vere domande, siano solo pensieri travestiti, con i punti interrogativi a fare da maschera. Che non ci siano margini di dubbio, in dati di fatto. Che la ricerca duri pochi attimi perché di fatto la risposta è di fronte a ognuno.

Certo, non si va dal semplice senso. Una domanda che credi sia una domanda senza risposta spazia fra le cose più grandi alle banalità più stupide. Si passa dal senso della vita al come le elezioni le abbia potuto vincere un signore come il signor Berlusconi. Da come e perché io sia nato io al perché il cane di mio papà saltelli giorno e notte senza soste nell'insana ricerca di una carezza.

E' l'amore, però, ad attrarre di più la mia riflessione. Un giorno un mio amico mi ha detto: "Il mio problema è che penso sempre al sesso con la mia ragazza fino a quando non è ora di farlo, allora il mio pensiero si rivolge a tutto il resto". Come a dire: il tempo dell'amore è il tempo inadatto, quello che ti aspetti arrivi quando lo desideri, poi sovviene, tu lo guardi e fuggi convinto che non ci sia altra via, che tanto ritornerà, che non è il momento giusto.

Ho osservato per anni le domande che avrei dovuto porre alla mia Madeleine, eppure non c'è mai stato il modo giusto. Le mie domande sono sempre state poste nel modo sbagliato. Hanno generato rabbia. Hanno generato altri dubbi. Senza, beninteso, generare contemporaneamente anche delle risposte, belle o brutte che fossero.

Il viaggio che non t'aspetti è lo stesso che vede il mio cammino intrecciarsi all'accumulo delle mie domande. Il desiderio d'armonia intrecciarsi alla presa di coscienza che, come diceva Dostoevskij, io sono solo mentre loro sono tutti.

Può esserci fuga, o può esserci battaglia, ma non può esserci tregua. O si rimane sconfitti, o si vincono, perché le domande t'inseguono, non ti lasciano vivere, ti tormentano come il bruxismo, che ti fa alzare il mattino già con il nervoso tipico delle tre del pomeriggio.

Sono le domande che non ho mai posto, il mio digrignamento. Quelle che potrei anche non porre perché tanto, tolto il punto interrogativo e trasformate in frase compiuta, raccolgono già da sè la risposta.

E' tutto qui, anche se leggere quella risposta può fare male, molto male.

In effetti, forse la prima domanda è quella a cui non vorrei mai rispondere: "Forse, non è ora di virare?".

Già.

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