giovedì, maggio 14, 2009

Il suo dolore

Quella mattina, in ufficio, era stato tutto normale. Le solite parole, con le solite colleghe. I soliti discorsi, con i soliti colleghi. Respiri da lunedì mattina, pensieri già rivolti al venerdì pomeriggio.

Madeleine non era venuta in ufficio, quel mattino. Il foglio presente recitava: "mutua". E io che di lei non avevo informazioni, fuorché il nome e la postazione dove si accomodava, ero rimasto alquanto scottato da quell'assenza. Se non altro perché, ma questo l'ho detto tante volte, Madeleine era la più bella, e se avevo bisogno di una via di fuga da tutta l'apatia, beh, quella era Madeleine.

Eppure, quell'assenza non era passata inosservata.
Durante la pausa, alcune voci si accavallarono. Capii subito che parlavano di lei, perché di Madeleine si parlava come se fosse una specie di estromissione, qualcosa d'estraneo.
«Hai sentito? Pare che sia a casa a piangere.»
«Beh, se l'è cercata, alla fine cosa pensava che capitasse?»
«Ma a te chi te l'ha detto?»
«Francesca! Dice che Elisabetta lo stava raccontando a Fabio e ha sentito tutto.»
Erano voci che non mi colpivano, dato che erano prevedibili, ma proprio perché toccavano Madeleine, mi irritavano.

Quel giorno, forse, per la prima volta un pettegolezzo mi aveva segnato.

Quando tornò al lavoro, Madeleine aveva gli occhi segnati. Erano passati tre giorni.
Il passo, sempre leggero, era diventato trascinato. La sua austerità, s'era tramutata in silenzio. Scoppiò a piangere appoggiata al muro del corridoio che portava in sala relax, durante la pausa caffè. Cercò di nascondersi dalla vista dei colleghi, ma non so se ce la fece. Anche perché io, che in quel momento non c'ero, lo sentii dire dalle stesse che commentavano perché soffrisse così.

Quando uscimmo, al pomeriggio, sfuggì con solerzia, senza farsi fermare da alcuno. Si fece largo fra la folla sfruttando ogni spazio, sparendo per le strada, senza che alcuno potesse approfondire, con la solita morbosità, il perché del suo dolore.
Ebbi solo modo di ascoltare l'ultimo commento sussurrato a bassa voce: «Prima lo lascia poi si stupisce che non voglia tornare indietro.».
M'incazzai, ma non dissi nulla.

Fu per questo, forse, che scelsi di scriverle. Perchè tutte le parole che avevo tralasciato, che non avevo detto, mi avevano fatto sentire male. Credo che la scelta della carta fu poco appropriata, ma ciò che scrissi, fu senza dubbio qualcosa che sentivo come se il suo male fosse il mio.

"Ho sempre creduto, Madeleine, che il Po abbia tutte le qualità per farsi amare. Scorre bello anceh quando la piena lo fa strabordare oltre i fragili, instabili, argini che accompagnano il letto del fiume fino ai Murazzi. Quando lo guardo dal ponte Isabella, mi pare di scorgere oltre l'orizzonte disegnato dalla città più bella del mondo, anche le risposte che cerco. Perchè c'è sempre un aspetto incognito che si nasconde oltre ciò che la nostra vista può dirci. Eppure, Madeleine, devi sapere che c'è qualcosa che non capisco, o che non capirò mai, forse. E' il senso della corrente. Perchè quando lo guardo, ho come la sensazione che essa scorra in direzione contraria a quella che dovrebbe prendere. Forse perché nella direzione opposta al suo senso, c'è casa mia, e vorrei tanto che tutto ciò che ho sognato guardandolo, mi venisse incontro. Eppure, Madeleine, il Po scorre al contrario rispetto ai miei desideri. Questo lo rende talvolta difficile da amare, perché mi pare sempre che sia come aver appeso un quadro al contrario. Eppure, il pensiero successivo, è il chiedersi se forse, proprio perché non è come lo vorrei io lo ami così tanto. Già. Forse è proprio quello il punto, Madeleine. Forse ci innamoriamo sempre di cose che non potranno essere come vorremmo, e che son talmente grandi e maestose che non potremo mai cambiarle. Possiamo solo rispettarle, nel nostro amore. Serbarne i sogni che su di esse ci sono rimaste, per costruire altri modi di sognare. Certo, non è così facile. Anzi. Perché in tutto il mondo un altro Po non c'è. Però sai, Madeleine, il Po, nonostante scorra nel senso opposto a quello che vorrei io, dopo un po', arriva al mare. Sgorga in un mare che è piccino, certo, che però a sua volta si collega a un mare ancora più grande. Che via via si mescola all'oceano. Posso seguire quel risentimento verso il senso opposto, Madeleine, e imparare ad amarne le differenze da quello che spero. In fondo, se fosse come voglio io, il Po scorrerebbe verso casa mia, certo, però non arriverebbe mai al mare. Funziona così anche per il dolore. Ci sono dolori che non sappiamo dire quanto siano distruttivi. Che non vorremo mai percepire. E che cascano addosso, senza che potessimo prevederli. Se però quel dolore conduce, pian piano, senza che potessimo accorgercene, a un bacino più grande? A un qualcosa che vale di più? E' un dubbio grande quanto il mare, Madeleine. Quando il mare cui conducono tutti i fiumi del mondo, a prescindere dalla direzione della corrente. La cosa difficile è solo quello di imparare a farsi trascinare, anche in senso contrario a quello che vorremmo..".

Finii così, senza che si potesse dire altro.
Credo che Madeleine fosse certa di poter tornare indietro come se nulla fosse stato. O che forse, il suo fosse stato un passo deciso, convinto, doloroso seppur necessario.

Non so cosa avesse portato Madeleine a soffrire. Tutto quello che le volevo dire era chiuso in quelle parole, come la corrente che avevo provato a descrivere.

La chiusi in un cassetto, sperando che un giorno potesse leggerla. Affinchè il suo dolore scomparisse, trascinato via in un senso diverso da quello che Madeleine s'aspettava. Un senso che però avrebbe portato a un qualcosa di immensamente più bello di quello che era passato, trascinato via, come accade agli oggetti, nel letto di ogni fiume al mondo.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

cavoli hai ragione..in quel tratto scorre verso nord e forse questo inconsciamente sembra il senso sbagliato! non ci ho mai pensato,però è vero sarebbe molto più bello se scorresse dall'altra parte! :D

Fra ha detto...

I commenti fanno sempre piacere, anche se oggi vorrei sapere, o caro lettore, chi tu fossi, se non altro perchè almeno saprei chi ringraziare, dato che alla storia del Po ci son parecchio affezionato :-)

o°_federica_°o ha detto...

Splendide parole.
Davvero, la lettera mi ha coplito molto, secondo me racchiude il "senso" della corrente delle le cose che accadono nella nostra vita..mi hai riportato pensieri ke tendevo a sottovalutare.

Anonimo ha detto...

ops non mi firmo mai! ciao La

Anonimo ha detto...

Il suo... è stato ed è anche il mio.
Le correnti trasportano con se le nostre vite, ma, nessuna di queste è così forte da trascinare via... un amore immenso.
Alla foce si desterà e forse... io, ci sarò.

Fra ha detto...

Caro Anonimo, grazie per le belle parole.

Se ci sarai, dipende solo da te.

Per ora, io sto in mezzo alla corrente, e della foce non ho ancora neanche il miraggio.