venerdì, maggio 29, 2009

le domande

Non avevo mai pensato che potesse diventare, con il tempo, una possibilità.

Eppure le domande che avevo scelto di porre furono anche quelle che mi portarono a pentirmi, a espormi oltre il mio piano. Ciò che avevo progettato, d'altronde, non era così facile da nascondere, se a venire meno era il mio coraggio.

Madeleine avevo scelto d'affiancarla in gran segreto, millantando interesse verso battaglie non mie. Era poetico, quasi romantico, il millantare interessi solo per coprirle le spalle. Come se mi fossi mescolato in forze non simili a me, per evitare a lei di esser colpita.

Avevo posto domande, avevo scelto di far sì che a esporsi non fosse lei. E a pagare, a quanto pareva, sarei stato io. E lei, di questo, non s'era mai accorta. Di un sacrificio che forse, solo che un amico mi avrebbe portato a fare.

Scriverlo ora forse non ha molto senso. L'irruenza che mi contraddistingueva, che mi rende ancora oggi diverso, è stata forse la chiave per leggere il fatto che mai ha compreso. Perché lei, di suo, non ha mai scelto di comprendere, ma solo di leggere la mia rabbia verso il resto del mondo come un moto idealistico.

Senza capire che la sola motivazione che avevo era che nessuno potesse neanche guardarla. Che potesse continuare a perseguire le sue battaglie senza che nessun tradimento la fermasse.

Lo scrivo oggi, con il tempo che è passato intorno a noi, come se potessi accettare la mia sconfitta. Il fatto che non abbia ottenuto risposte, o forse che Madeleine, anche in questo caso, ha scelto di non voltarsi verso di me leggendo il mio comportamento.

E' la strada che ho scelto, quando ho preferito l'ombra e la protezione alla luce di una scelta che, inevitabilmente, m'avrebbe portato lontano da lei.

Lasciandola forse in balia delle cose, o forse, semplicemente con al fianco qualcun'altro.

Forse, il mio amore m'imponeva che fosse proprio quella la cosa che non potevo accettare. Che qualcun'altro si caricasse di quest'onere così impossibile da rifiutare.

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