sabato, giugno 27, 2009

Cugini - Life in Technicolor part 11

Poteva capitare solo un pomeriggio come questo. Con il mal di testa al sapore di SuperStorm - litri, qui si parla di litri - e di chupitos, al plurale.

Ecco, poteva capitare solo dopo una serata da ggggiovane che mi fermassi per un ringraziamento. Perché in ogni Life in Technicolor, c'è il tempo dell'introspezione e il tempo del ringraziamento.

Soprattutto se il tempo del ringraziamento coincide con quello del ricordo.
Ricordo, o meglio, ricordi che partono da quando, piccoli, ci siamo conosciuti. Magrissimi e con i capelli corti. Negli anni li abbiamo fatti crescere diverse volte, in momenti diversi. Sempre perché, a corrente alterna, ci si sentiva per motivi diversi, diversi dal resto del mondo. E dalla famiglia, da cui forse ci separava una naturale predisposizione alla disubbidienza civile, che abbiamo incanalato, mano a mano che gli anni passavano, in modi d'essere distinti. Lui, nella musica, io nella scrittura.

Poi venne il tempo dell'adolescenza. E quella musica che ci avvicinava come gusti, l'innaturale amore per i Pumpkins, la voglia di bere in continuazione birra Moretti. O Dana Brau, la birra dell'estate 2000. Quella della fuga dalla prima vera compagnia. Quella della Rivoluzione copernicana che ci fece scappare da via San Matteo verso luoghi diversi, la piazza, in primis.

Ci fu un'epoca in cui il nostro fu un rapporto vissuto come questa foto. Io venivo sempre peggio, ma il fatto che mi definissero "geloso" di te ti faceva sempre incazzare. E pensare che a dirlo chiaramente furono i tuoi ex suoceri.

Mano a mano le sbronze si sono aromatizzate in ore di discussione politica. O di discussioni amorose. Tu ascoltavi tanto, poi dicevi la tua. Raramente partivi a raccontarmi un casino, prima facevo io poi andavi avanti con i tuoi. E dire che anche tu, nel tuo piccolo, ne hai avuti.

Il ricordo che ci legava sempre all'amore dei nostri anni passati insieme a Nichelino. Fra il tuo portone, il mio portone, piazza, oratorio e giardinetti vicino a casa di Valentina e Serena. Il periodo che ricordiamo sempre quando ci vediamo, quando i Pagella Rock li vincevano i Protogena. Quando avevamo il garage vicino, per suonare, noi per gioco e voi - sembrava - per professione.

C'era poco internet, i cellulari erano sempre scarichi e la macchina era perennemente un lusso. Si faceva la colletta per la benza e il più delle volte si passava il tempo a far la conta delle sigarette da offrire. Chi le aveva le dava e viceversa. Tu poi, i pacchetti li nascondevi nel vano della lampadina dell'ascensore, e ancora oggi, ti confesso, quando passo dai tuoi controllo se ci sono ancora. Allora non potevamo fumare in casa. Già.

Oggi ricordiamo quel periodo, sempre. Ne parliamo di continuo nella speranza che ritorni, un giorno. L'ultima volta è stata la domenica del matrimonio di Andrea. Fra i buoni motivi per venire, c'era una frase che s'è detta: "E io con chi mi ubriaco se non ci sei?". Come se non avessimo quasi 28 anni io e praticamente 29 tu, ma 17 e 18, come allora.
Abbiamo bevuto insieme un'aranciata, a chiusura della giornata, perché di vino ne avevamo basta. Credo di non aver mai bevuto un'aranciata insieme a te, a dimostrazione che, nonostante tutto, abbiamo ancora qualche cosa da fare di inedito.

Ora che l'ho fatto, il mal di testa è addolcito. In fondo è lo stesso di una sbornia che presi nel 2004, sempre da Mario, sempre al Tutta Birra, sempre di SuperStorm. Avevo l'esame di linguaggio televisivo 5 giorni dopo, ma il giorno dopo quella serata che chiudemmo sul promontorio, a Moncalieri, non studiai. Oggi è un po' come quel giorno, e nonostante io sia qui e tu sia a Roma, quei momenti mi sono tornati in mente.

Sto invecchiando, pure tu. Da imbolsiti non rendiamo come allora.
Se Andrea non si fosse sposato domenica scorsa ma 8 anni fa, col cazzo che tornavamo a casa e parlavamo ancora un'ora di politica, come minimo finivamo in mutande a imitare la Carrà. D'altronde, insieme abbiamo fatto anche di peggio.

Per gli altri, era il peggio. Per noi è sempre stato il meglio. E solo questo importa.

Alla prossima, Dani.

1 commento:

Daniele Gavo ha detto...

Spero che questa volta tu legga il commento prima possibile. Grazie Frank, mi hai fatto proprio un bel regalo. E volevo dirti che se vuoi la Carrà la possiamo ancora imitare...
Tuo amico, Magalli.