giovedì, giugno 25, 2009

Dubbi e Calma - Life in technicolor part 9

(Grazie a Sensei per la foto)

Lontano, lontano. Ci si sente lontano, quando si è indecisi. O quando di fronte si hanno scelte difficili, oppure dolorose.

Questa settimana ho visto tante cose. Il perdono, intanto.
La comprensione. Poi un po' di gioia. Qualche linea di sofferenza. Il desiderio. La voglia di dimenticare.

Il bello è che tutto quello che ho visto, l'ho visto senza che si manifestasse platealmente. E' bastato un gesto, o una parola. E' bastato un sorriso. E' bastata una parola detta al telefono e un pensiero, respirato seduto sul balcone.

Di tutto questo ho preso appunti, senza scrivere. Semplicemente interiorizzando che quello che vedevo era vero. Era condiviso. Era anche mio, oltre che degli altri.

Ho sentito una persona dire che il passato non finisce mai, questa settimana. L'ho sentito dire con molto dolore e con la consapevolezza che quel non finire mai continua a sferzare il destino d'ognuno. Ci ho rivisto un po' il mio dolore, e grande coraggio. Grande voglia di ricominciare.

Ho sentito una persona, un amico molto caro, parlare di suo figlio malato come se tutto fosse fermo. L'ho sentito parlarmi con il dolore di chi ama, l'ho sentito spaventato perché quello che stava male era unico e irripetibile. L'ho sentito chiedermi di pregare. E io l'ho fatto, anche quando l'ho sentito dire che, forse, quello che sembrava essere non era: prima per chiedere una Grazia, poi per Ringraziare.

Ho sentito una persona dire che vorrebbe essere da un'altra parte, questa settimana. Quando gli ho chiesto: "Dove?" mi ha risposto un luogo lontanissimo, il Giappone. Mi ha parlato per ore di quel paese lontano e del fatto che non manchi tanto perché è lontano, quanto perché è diametralmente opposto a questo Paese. E quando ho chiesto la qualità che lo contraddistingueva, questa persona ha risposto: "La calma".

Già, la calma. L'ultima cosa che mi sarei aspettato dai giapponesi.

Eppure è così. La Calma. Quella che manca quando ci si ferma a guardare una persona, lontana pochi metri fisicamente, ma lontana migliaia di km perché non sa che tu, lì vicino a lei, la guardi. Se ci fosse lei, lucidamente, riusciresti a sostenere lo sguardo, invece di girarti di scatto, quando lei si volta verso di te, perché sai che alla fine di male non stai facendo nulla.

Però manca la Calma, la Quiete del cuore, della mente, dell'Anima. Secondo una metafora geografica, in questi il Giappone, per la mente, è distante quando la Costa D'Avorio o il Brasile.

Questa settimana ho parlato come al solito con tante persone. Ho visitato i soliti luoghi. Mi sono misurato con generosità e con un po' di spocchia, oltre che con curiosità e desideri.

Ma il viaggio per il Giappone, mi sono reso conto, è ancora tanto tanto lungo.
Pieno di dubbi, sicuramente. Saturo di banalità, probabilmente. Necessario, certamente.

In fondo è solo questione di prendere coraggio. Anche perché io ho una paura fottuta di volare.

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