sabato, giugno 06, 2009

Lettera a un vecchio amico

Caro dolore,
forse dovrei chiamarti Dolore, con la D maiuscola. In fondo, sei famoso quanto Topolino e nessuno si rende conto che non hai un cognome... almeno il nome proprio, quello deve esser scritto con la maiuscola, no?

Beh, ripartiamo allora. Caro Dolore, è la prima volta che ti scrivo. Ho scritto a tante persone illustri, tranne a Berlusconi, tanto lui non m'avrebbe risposto, dato che non voglio fare la velina e non abito a Casoria. Ho scritto anche a una divinità, il Dio cattolico, e ho scritto a un eroe della pubblicità, Babbo Natale. Ho anche scritto al Papa, però non so se gli è mai arrivata la mia lettera.

Insomma, ho scritto a tanti, ma non ho mai scritto a uno come te.

Scrivo a te che sei... già: cosa sei? Un sentimento? Una sensazione? Una reazione chimica? Boh. Sei, questo è sicuro. Esisti, perché, quando ci penso, mi rendo conto che tutti sanno che ci sei, in pratica ogni uomo sulla Terra può dire d'averti conosciuto.

Sei come l'Amore, che noi uomini tendiamo a identificare con un sacco di cose belle. Io lo penso, l'Amore, come una foto che ho fatto con mio papà, come un pigiama che mi ha comprato mia mamma quando avevo 12 anni, come la prima volta che ho avuto un rapporto sessuale con una ragazza - si chiamava Claudia, lo penso a tutte le volte che oggi penso ad Alessandro e Carolina, i miei fratelli.

Il punto sai qual è, Dolore? Che nelle stesse cose con cui identifico l'Amore ci sei tu. In qualche modo ci sei tu, ci entri, ci marcisci dentro. Ci vivacchi fino a che l'Amore, un giorno, smette di guardare e zac, ci entri tu. Veloce, letale. Sei una specie di Arsenio Lupin dei tuoi simili, o forse, sei solo più furbo degli altri come te.

Sei famoso quanto l'Amore, e sicuramente sei molto più desiderato dell'Odio, che forse ha la tua stessa forza. Sei meno vigliacco dell'Egoismo, più simpatico dell'Opportunismo, e sono sicuro che con l'Avidità non ci vai a braccetto manco per il cazzo. Sai che penso, io di te? Che sei solitario e in grado di parlare con tutti, in un modo o nell'altro. Che vai d'accordo con molti e che in un modo o nell'altro sai farti apprezzare, anche quando arrivi e non ti preannunci.

Io ad esempio, Dolore mio, ti apprezzo molto quando arrivi che ho voglia di scrivere ma non so cosa scrivere. Perché quando spunti, mi viene in mente dove ti ho ritrovato. E immagino cosa capiterebbe se tu andassi via: sì, insomma, se tornassi felice. Perchè tu sai fare una cosa che gli altri non sanno fare, quando te ne vai: lasci una scia di Sollievo, che per me ha l'odore delle lenzuola appena lavate e secondo me anche fra di Voi è il più popolare.

Ad ogni modo, sei come quelli che quando passano lasciano la scia profumata, e non di essenza artificiale, quando di fiore. Sai che si dice dei Santi? Che quando passano, si sente odore di gelsomino nell'aria. Forse è per quello che Gesù parlava di te sempre bene, diceva che purificavi.

Sarà. Però non so se noi uomini ti capiamo fino in fondo, sai? Di solito quando sei in mezzo a noi, ecco, a noi non ci va sempre bene. Alcuni di noi piangono. Altri si incazzano. Io mi rabbuio, talvolta m'incazzo forte e piango. Una volta ho spaccato un cellulare tirandolo fortissimo in terra, un'altra mi sono spaccato le nocche. E so che ci sei tu, che talvolta mi dai solo un motivo per scrivere, che è una cosa che amo fare. Vedi? E' sempre la solita storia: tu e l'Amore vi intrecciate.

Come le cose che ti ho nominato prima, no? Mio papà, mia mamma, Claudia, i miei fratelli... e ancora: Ilaria, la mia fidanzata di oggi. I miei amici. Tutto. Tutto è intriso d'Amore e di Dolore. Di Te e di Lei, come se foste una cosa sola, alla fine. Una famiglia.

Sai, caro Dolore, oggi più che mai non so dire perché Tu esisti. Non so dire che cosa voglia dire "provare Dolore" arificialmente, so solo che quando ci sei, spunti e stop. Non c'è tanto altro, alla fine, c'è solo che quando spunti, tutto diventa un po' insensato, un po' cupo. Tu trasfiguri, caro mio, e sai come? Attraverso gli occhi, i sensi. Sei come il collirio dell'anima, anzi no, tu sei come l'acido per il turista ad Amsterdam. Sciogli i sensi, fai apparire la realtà qualcosa che non è. Talvolta mi fai sembrare triste Spongebob. Perché? Beh, perché lo associo a qualcosa che mi fa sentire malinconico. La Malinconia, d'altronde, credo sia tua sorella minore, o sbaglio?

Prendi questa sera. Io ti scrivo seduto dal salotto di casa mia. Ti scrivo e guardo fuori. Il cielo è bello, sai. Lo guardiamo insieme. Apro la finestra, lo osservo, e mi fermo a pensare che è veramente bello. Le nuvole sono bianche, sfumate. Non c'è colore più bello, all'imbrunire, di questo azzurro. Eppure, mi sa di capitolo finale. Ha il sapore di presa in giro perché qui, con me, ci sei Tu. E magari stai anche ridendo di me, perché ti scrivo anche se sei di fianco a me. Eppure, caro mio, sarai anche così onnisciente ed accomodante, però voce ancora non ne hai.

Lo so, parli attraverso me, ora. E non avrò la presunzione di pensare che io sia una buona voce, per Te. Però è anche vero che oggi, mentre ti scrivo, mi sento meglio. Un po', solo un po', però mi sento meglio. Sai perché? Perché mi guardo dentro, mentre ti scrivo, e leggo che quando ci sei Tu, la strada è giusta.

Perché di solito, se si prova Dolore, se ci sei Tu, vuol dire che si sta facendo una cosa giusta. E devi sapere che Dio, che è pieno di Gloria e di Ironia, ha messo in conto che al mondo, le cose giuste fossero anche quelle che costavano di più. E allora, uno dice, scelgo: o faccio la cosa più giusta e provo Dolore, oppure mi faccio i cazzi miei e campo 100 anni, vaffanculo.

Mi fanno pena, quelli così. Perché non ti conoscono, e quando passi tu, alla fine, dico, quando passi, rimani un po', e te ne vai, ecco, quando rimane quella scia che dicevo prima, uno respira il fresco e si sente migliore. Sa di aver fatto un altro passettino, allora ti dice "Ciao, torna a trovarci ma prenditela con calma" e ricomincia.

Ecco, io mi sento come uno che, ad oggi, il Dolore lo sente vicino. Ti sento qui e attendo il momento in cui te ne andrai. Quest'anno è capitato qualche volta, che capitasse, e non sai che goduria è stata. Altre volte, sei stato con me un po' di tempo, e bene o male, son stato tranquillo. Abbiamo incontrato insieme la Rabbia, tu le hai fatto un po' di posto e siamo andati avanti in tre, poi quando lei ha fatto quello che doveva se n'è andata, e ha aperto la strada a te.

Sai, caro Dolore, vorrei tanto vederti solo a comando. Così potrei scrivere tanto, potrei scrivere di quegli amori che nascono quando ci sei tu, sono quelli che preferisco.

Poi però mi fermo a pensare che, forse, oggi come oggi quel senso di repulsione all'arrendersi che sento dentro, che mi porto dietro come fossero le unghie e i capelli, che mi dovranno strappare, ecco, la Resistenza ce l'ho perché conosco bene Te. Me l'hai fatta conoscere Tu, e di questo ti sono grato.

Oggi ero in chesa e ho sentito il bisogno impellente di scriverti. L'ho fatto e ora mi sento un po' meglio. Ora che l'ho fatto, spero che tu possa andare ad aiutare qualcun'altro, perché in fondo sei come i parenti. Preso a piccole dosi puoi anche far piacere, ma se si esagera, diventi fastidioso.

Stai bene, vecchio mio.

A presto,
Fra

1 commento:

la rochelle ha detto...

caro fra, direi che questo post è la risposta al tuo silenzio di ieri. mi hai commosso. un abbraccio