giovedì, giugno 11, 2009

Life in technicolor - part 1

Ricordo che il momento in cui scelsi di andare alla Scuola Holden, ero di fronte a un pc all'Armando Testa, e stavo pensando che scrivere è una delle cose più belle che possa fare.

Aprii il sito internet, guardai quando erano le selezioni, mandai un sms a mia madre comunicandole la mia scelta e poi preparai l'autopresentazione.

Quando decisi di fare l'università, ero di fronte allo stand di Lettere e Filosofia. Avevo accompagnato un mio amico, Fabrizio, a prendere il modello per fare la pre-iscrizione ad Economia. C'era coda al suo sportello. Così mi voltai, e mi resi conto che Lettere e Filosofia era di fronte a me. Mi avvicinai, c'era una ragazza con i capelli biondi, lunghi, gli occhi chiari. Le chiesi la prima cosa che mi venne in mente. Scienze della comunicazione. Il test d'ingresso. Le chiesi se ero ancora in tempo e lei mi disse di sì.

Quando decisi di non fare il liceo classico, probabilmente ero troppo piccolo e pensai che l'odontotecnico era interessante farlo. Così mi misi e incominciai a pensarmi come un odontotecnico. Ora, a 14 anni di distanza, mi rendo conto che allora non m'ero ancora reso conto che talvolta serve intuito e non convinzione.

Intuito e riflessione vari alla stessa velocità.
Talvolta si scontrano fra loro e si riducono ad essere l'uno il contrario dell'altra.

Funziona così per le scelte che riguardano il battersi o meno per un test d'ingresso, sia per ciò che concerne il nostro popolare senso di sopravvivenza. Che non ha solo come principale forma espositiva, il saper togliere una mano quando le fiamme sono troppo alte e noi abbiamo troppa volta di tenere sul palmo quel bel rosso accesso.

E' anche il sapere che una cosa, a prescindere, non si sa perché ma va fatta. Sul momento. Non si sa perché, non si capisce il come. Ma si fa. Senza capire quali saranno le logiche conseguenze. Senza sapere che, forse, questo potrebbe avere anche qualche esito che complicherà le cose.

Ho un amico che una volta ha fatto una cosa magnifica: a lezione, di nascosto, ha lasciato nella borsa di quella che poi sarebbe diventata la sua ragazza un cd, senza istruzioni, senza riferimenti, senza contatti o titoli di canzoni. Era un cd musicale, ovviamente.

E' un gesto d'intuito, su cui s'è posato un briciolo di riflessione nel scegliere cosa dire a quella ragazza, attraverso la musica. E alla fine, ciò che è stato, è stato.

Mi ha sempre colpito come, talvolta, il rifiuto del razionale possa tramutarsi o in qualcosa di magnifico o in qualcosa di altamente esplosivo e dannoso. Però vuoi mettere, la soddisfazione, di vincere una partita che si gioca solo perché senti di poterla vincere?

Come un film in cui tu sei il protagonista e puoi conferire direttamente con lo sceneggiatore. Puoi dirgli di ficcarci dentro tante difficoltà, tanti ostacoli e tanti dubbi. Poi però puoi soffermarti su cosa vuoi essere, e allora gli dici: «Dammi intuito, perché voglio fare la scelta definitiva solo in base a quello che sento. Voglio un lieto fine di quelli da favola e voglio che ci si arrivi quanto tutto sembra perduto.» Tipo Indiana Jones, o Topazio con Grecia Colmenares. Tanto sono tutti uguali.

Li muove l'Amore. E il Coraggio. E il nostro amico, il Dolore. Conditi di tanto intuito e uno spicchietto di riflessione, che dura un attimo. Come quel mattino che ho scelto l'università, che ho scelto la Holden. Che ho scelto d'esser me stesso, che ho scelto di mia iniziativa.

E se non l'avessi fatto, probabilmente mi sarei pentito. Anche se a volte mi chiedo perché quelle scelte siano state compiute. Poi ripenso a quegli attimi, quel momento davanti al pc, quella mattina allo stand. Penso a quando avevo 14 anni. E capisco che devo solo tener duro.

A presto,
Fra

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