lunedì, giugno 15, 2009

Opportunismi d'amore - Life in technicolor part 3

Ci si aggrappa ai sogni, quando si sente finire una parte importante di sè stessi. Si spera che la forma della realtà divenga, con il passare del tempo, più simile ai contorni che disegnamo, secondo quelli che sono i desideri più veri.

Stasera a Nichelino c'è un tempo strano. Il gielo è grigio, c'è umidità. Le macchine fanno più rumore del solito, quando passano sulla strada che rimane sotto il mio soggiorno. C'è un punto dove, credo a causa di un rilievo dell'asfalto che ancora non sono riuscito a identificare, si sentono gli ammortizzatori schiacciarsi e raddrizzarsi, come uno scatto. Non c'è un filo d'aria. Le voci dei ragazzi si mescolano al rumore dei motorini che li portano. Sembrano dj in radio, tanto sono impostati. Urlano oltre il rumore delle loro marmitte. Rimango seduto nella penombra della finestra socchiusa. ci sarà mezzo metro di realtà racchiuso in quella finestra.

Una realtà che tante volte, e non credo solo io, ci si
sofferma a guardare interrogandosi. Al passaggio a livello, 500 metri, per l'ennesima volta sento il treno passare. Se ci si impegna, con un po' di fantasia, si puo' guardare in faccia tutte le persone rimaste in fila. Signore, uomini, bambini nel sedile posteriore. Vecchi su bici arrugginite. Ragazzi che si sono attardati a preparare l'esame di maturità in biblioteca, giovani donne che ritornano dall'oratorio e dalla piazza.

O che ci vanno, a seconda delle abitudini.
Nichelino è considerata tanto una città di brutte persone quanto un posto dalle grande potenzialità. Io ci vivo e son parzialmente contento di farlo, anche perché quando mi sono allontanato da qui, mi sono trovato in difficoltà, in un modo o nell'altro. Amo questo posto perché mi lega al passato, l'ho detto tante volte. E mi rende sicuro di cosa è capitato, parzialmente mi protegge dal futuro. Dai cambiamenti. Dalle lotte intestine dell'animo con i desideri.

Quegli stessi desideri che accomunano me, le persone che si sono accostate a me mentre, con occhio descrittivo, mi soffermavo a scandagliare quel mezzo metro che filtra dalle porte del mio balcone. Cercando punti in comune con tutti coloro non conosco. Che magari oggi, guardando questo tempo strano, sentono come un senso di tristezza che arriva dal sapere che le scelte son determinate, quasi sempre, da convenienza, anche in funzione di sensazioni pure. Che quel senso di repulsione verso la sofferenza non è altro che paura di cambiare, perché, come ho avuto modo di dire, il Dolore serve.

Bisogna avere solo il coraggio di guardarlo in faccia, e lasciarsi
portare sulla strada che è nascosta dietro.
Certe scelte pesano come macigni. Lasciare una ragazza. Smettere di frequentare un posto, un amico. Traslocare. Cambiare i rapporti con un genitore. Dire che qualcosa non funziona più allo stesso modo. Stasera a Nichelino c'è un tempo strano. Fa paura questo cielo, sembra che porti una sera calda e afosa. Però, ad un certo punto, ho aperto la finestra.Ho lasciato che la luce, quel poco, entrasse. E ho notato che un filo d'aria scorreva. L'ho notato dai rami dell'albero di fronte, che prima erano nascosti, al di fuori di quel mezzo metro che filtrava. Sembra che pioverà. Sembra che tutto sarà fresco, stasera. Sembra che quel grigio iniziale fosse solo un inganno a Nichelino e alla gente che la abita. Il treno è passato, e le macchine hanno accellerato il loro moto. Sono quasi le sette, è ora di rientrare per la cena.

Dal mio balcone, pare che la coda al passaggio livello si sia smaltita.
Il cambiamento è nascosto dietro la finestra. Aprirla vuol dire togliere protezione a noi stessi. Vuol dire mettersi in gioco, prepararsi a perdere quel poco che abbiamo da offrire in funzione di un qualcosa che, sul momento, non comprendiamo. Lo scrivo oggi, guardando la mia città, ripensando a parole che ho sentito recentemente, che mi hanno fatto provare dolore, e che mi hanno fatto capire che tutto ciò che potevo fare l'ho fatto. Che cambiare sarà doloroso, ma che è necessario. Che in questi casi, l'opportunità rende l'uomo libero di scegliere. Che non accettare, passivamente, è il modo migliore di camminare per conto proprio. Per crescere, per migliorarsi, perché no?! per edificare il sogno che ognuno porta con sè.

Io ho cominciato in un giorno come oggi, a Nichelino, in una serata di metà giugno, grigia e umida,
dove l'aria si nascondeva dietro le mie finestre, faceva finta di non esserci. Ma poi s'è rivelata, con il fresco, l'odore di cambiamento, la sensazione che tutto cambia e che non può finire.

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