mercoledì, giugno 10, 2009

Orizzonti, sagome e confini

In questi giorni qualcosa è cambiato. Non so cosa.

La storia, la storia. Quel desiderio di andare oltre il mio innato senso alla sintesi mi sta chiamando oltre, verso la domanda: la storia, l'ho trovata la storia?

Ci sono volte in cui basta un dialogo a stimolarti nella ricerca, quella che hai voluto fare in tutti questi anni di sforzi.

Ieri sera ho voluto scrivere una storia che raccogliesse 2 cose capitate negli ultimi giorni. Che potesse sintetizzarle nella sensazione che provo nell'aspetto decadente del sentirsi colpito ogni giorno sul vivo, nel non trovare appigli, nel non capire, talvolta, che giorno sia perché uno è uguale agli altri.

Rimane tutto sfocato, tutto senza punti saldi. Sfocati, sicuri che di sicuro ci sia solo il cielo e la speranza che sia l'infinito a venirci addosso, e non il contrario.
L'orizzonte delle scelte è quello che riusciamo sempre a distinguere con meno precisione. I dubbi si annidano e non c'è altro da fare che rimanere fermi, ad attendere. La fame di significati, per chi come me insegue la storia e la forza di scriverla, diventa preponderante nei momenti di foschia, anche nei giorni in cui la foschia sembra arrendersi a barlumi, molto labili e poco stabili, di chiarezza, di lucidità.

Qualche però in questi giorni sta cambiando. Qualcosa mi porta a distinguere, con più chiarezza, almeno la mia sagoma. Sento intorno a me definirsi i confini del mio essere con il resto. Sento che qualcosa in me ha preso coscienza d'esser vero. Forse per questo ho voglia di comprendere e di perdonare, ma ancora so di non farcela. Mi sforzo, ci provo, ma non riesco. Però ho preso coscienza di volerlo fare, questo è un gran passo.

Voglio raggiungere la mia storia, voglio scriverla con la forza che ha spinto, finora, tutti quelli che l'hanno fatto, a farlo. Lo voglio fare per me stesso, prima che per gli altri. Per me stesso, per ciò che ha significato per me l'andata e ritorno degli ultimi anni, dal 2006 e oggi, fra dolori lancinanti e momenti di silenzio, libero silenzio.

E' cambiato qualcosa quando, ieri sera, mi sono reso conto che non sapendo cosa scrivere, e avendo voglia di farlo a prescindere, non ho preferito lasciare perdere. Ho deciso di scrivere una cazzata, e l'ho fatto. E ho avuto il coraggio anche di linkarlo a Facebook, alla faccia dell'ego e dell'autocelebrazione che m'ero concesso sabato, quando avevo linkato una lettera a un vecchio amico.

E' il desiderio di diventare una blog-star solo con la forza delle mie parole? Non mi nascondo, certo. Mi piacerebbe, vorrebbe dire che chi legge torna, si emoziona.

Ma non è solo per quello. Perché a dispetto di quanti, quest'anno, mi hanno indicato come un esempio da non imitare e di scelte sbagliate, di questi "amici" vicini (molto più di quanto si pensi) e lontani, ecco, a dispetto loro, sento che la scelta continua, giorno per giorno.

Ho scelto la via più difficile e a prescindere è la mia. L'ho detto tante volte.
Oggi celebro la mia sagoma: ha preso forma e non so il perché. Celebro il fatto che intorno a me vedo più chiaro. C'è ancora molto da mettere a fuoco, ma già questo, credo, è già una gran cosa.

Sento l'aria fresca di giugno. La sento intorno spargere inquietudine, non negativa, bella, quel senso di fermento che senti prima di passare a prendere una ragazza per andarci a cena. Un evento alla fine della giornata, ma che attendi come fosse l'inizio.

Forse in questi giorni è finito, definitivamente, il mio viaggio andata/ritorno cominciato nel 2006.
La risposta è più in là, però non voglio pensare sia solo un'illusione.

A presto,
Fra

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