martedì, giugno 16, 2009

Ritorno e ripartenza - Life in Technicolor part 4

Il ritorno dal lavoro coincide sempre con un caldo acceso e imbattibile. La coda d'auto sembra insormontabile, su corso Moncalieri. Se non sapessi che su corso Unità è uguale, potrei pensare che tutte le macchine di Torino si radunino mentre passo io. E' a quell'ora, mentre torno in macchina, che i pensieri s'accendono, cominciano a distrarmi.

Oggi ho pensato all'amicizia. Ho riflettuto sull'amicizia e sul lasciarsi. Penso che quando ti lasci con una persona, sia essa amica o amante, è come decidere di concentrare tutte le risorse mnemoniche su di essa. Soprattutto se si è lasciati. Un po' come quando a soffrire è un amico.

Quando s'è lasciati, ci si ricorda tutto: i momenti insieme e i momenti dolci. Si ricordano solo quelli belli, come le riconciliazioni. Si pensa al momento in cui si è vissuto con lei nel condividere. E quel condividere è stato un gesto, un'azione, un qualcosa che rimane, materialmente o meno, come segno che tutto quello che è stato è rimasto per sempre, nel passaggio.

All'altezza del Patio ho riflettuto sul fatto che il più delle volte l'amicizia rimane bella anche quando di essa si ricordano le cose più brutte. I rifiuti. I piccoli tradimenti. Le sofferenze. In amore questo non esiste, o meglio, esiste con un senso di rivalsa, il retrogusto amaro della diffidenza che rimane. In amicizia, quasi sempre, si riesce a dimenticare. A perdonare.

"La coda su corso Moncalieri sembra un serpente che s'annida nella città", si direbbe in una fiera dei luoghi comuni. Preferisco pensarla come una miniera di pensieri. Lo dicevo ieri, riferita a quella che a Nichelino riempe via Giusti mentre passa il treno. Credo che su corso Moncalieri sia un po' la stessa cosa, se non altro perché le facce sembrano uguali da tutte le parti. Ieri al passaggio a livello, oggi mentre mi guardavo intorno, fermo all'altezza del cimitero di Moncalieri, incolonnato in attesa che 600 metri più avanti, al cantiere dove la strada diventava a una corsia, dessero l'ok per farci passare.

Anche se non è Nichelino, è Moncalieri appunto, o Torino, in una zona che racchiude tratti di intoccabilità a rudezza piemontese, in questi casi diventa eterno. Tutto il mondo è paese, si direbbe, per l'ennesima esposizione di luogo comune.

Ecco, la coda su corso Moncalieri la vivo un po' come il lasciarsi e l'amicizia. Il perdonare difficile richiesto per ragioni del tutto incomprensibili all'altro. La continua richiesta d'amare a persona che per noi risultano essere diverse, difficili. Come cercare di sposare Genio e Follia, imprevedibilità nel risultato oltre che difficoltà del metterli insieme, nonostante in molti li vedano nati per stare insieme.

Lasciarsi è bello? No, non lo è. Talvolta non lo è neanche costruire un'amicizia, anzi, quasi mai. Però in entrambi i casi il dolore porta liberazione. Porta edificazione. E diventa una specie di coda su Corso Moncalieri, piena di pensieri, con il caldo fastidioso. Lunga minuti che non finiscono, che s'esauriscono quando, lentamente, s'arriva a casa, nel sollievo di un soggiorno fresco e di una bottiglia d'acqua appena uscita dal frigo. E i pensieri si sfogano per l'ennesima volta su un blog, questo, appunto.

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