martedì, giugno 30, 2009

Sonno - Life in Technicolor part 13

Amo molto dormire. Mi piace sentirmi sospeso nel riposo. A pochi piace dormire quando si ha qualcosa da fare di meglio, in molti dichiarano apertamente di non dormire mai. Io per primo.

Poi, negli anni, uno comincia ad apprezzare sempre di più quella sensazione. A sentire come un bisogno, durante il giorno, la possibilità di smettere di fare quello che si sta facendo, e stendersi. Su un prato, sul divano, su un letto, su una panchina. Stendersi, chiudere gli occhi, provare a staccare. A sospendersi.

C'è del vero nell'affermazione che è il lavoro a rendere l'uomo stanco. Che l'età adulta ti porta a faticare, e conseguentemente ad apprezzare il dormire.

Ma non è solo il lavoro, credo.

Io ci vedo altro. Ci vedo il fatto che quando ci si stende, si ammette che si è attaccabili. Ci si lascia andare all'abbandono, si stacca il senso del controllo. Per un attimo, ci si sente sereni. E il sonno diventa il rifugio.

La sera, quando mi stendo, penso spesso che il sonno che verrà sarà ristoratore. Che proteggerà me e i miei sogni, nascosti là dove solo io li posso vedere. Là posso dire ciò che voglio, fare ciò che voglio. Posso vedere le cose come vorrei.

Poi, quando la mattina successiva suona la sveglia, mi chiedo perché non abbia potuto continuare a dormire. Maledico l'alzarsi. E con esso, il bisogno di riposo, il ristoro che mi è stato tolto.

Già, alla fine si corduce tutto a quello: al fatto che si debba smettere di provare quel senso di pace che solo dormire sa dare. O forse, tutto sta nel ritorno a uno stato dove manca totalmente ciò che rende il sonno affascinante: la serenità dell'abbandono.

1 commento:

Simone ha detto...

Io non dormo mai!