venerdì, giugno 26, 2009

Voglia d'inverno al Lingotto - L.i.T. part 10

Il Lingotto è un posto che ha pochi segreti, per me. Ci abito, praticamente, da quasi 3 anni. Per il mio bel lavoretto e per un po' di emozioni che ci gravitano attorno, o che ci hanno gravitato.

Ogni mattina, fra le 8 e le 9, su via Nizza la gente c'è gente che cammina verso l'entrata dell'8 Gallery. Uomini in giacca e cravatta, donne eleganti. Ragazzi e ragazze casual. Macchine di diversa cilindrata parcheggiano una dietro l'altra, fino ad arrivare alle popolari, oltre il cavalcavia, vicino all'uscita del sottopasso. Quando arrivo, la mattina, vedo sempre facce nuove. E vedo, da quando faccio lo stesso turno, anche facce che cominciano a sembrarmi famigliari.

C'è una ragazza che ha la Y10 che ha dei bei occhiali da sole. La vedo sempre ho già parcheggiato e lei arriva tutta sparata verso il parcheggio più vicino. Uno che invece non so che macchina abbia, spunta sempre dalla traversa vicino al distributore a piedi, ecco quello, indossa sempre belle camicie. Poi c'è una bionda da paura, ma quella preferisco non descriverla, basta la parola. Ogni tanto la vedo a piedi, ogni tanto in macchina, ma appunto, preferirei sorvolare.
Ad ogni modo, le persone son diverse ma tutte fanno la stessa cosa: ci si incolonna ordinati sul marciapiede e si cammina verso l'entrata del Lingotto.

Passano le macchine, e talvolta sono di tuoi colleghi. Talvolta sono di tue colleghe. Talvolta ti fermi a guardarle sfrecciare, per attendere che entrino con te. Altre, fai finta di niente e vai dritto, come loro farebbero con te.

Lingotto è un posto particolarmente caldo, perché c'è tanto cemento. Quando si finisce, alle 13, e si esce al sole per andare chi a casa, chi al secondo lavoro, di questi tempi si è colpiti da una logica quanto inarrestabile ondata di calore. Le macchine bruciano. Il traffico è rallentato. La gente che c'è lì intorno, così come quelli che mangiano all'interno dell'8 Gallery, di questo non si interessano. Dentro il Lingotto, infatti, in ogni angolo, c'è l'aria condizionata.

Io però il Lingotto lo ricordo d'inverno, e in particolare lo ricordo il 26 dicembre del 2008. Erano le otto del mattino. Il giorno era quieto, aveva nevicato abbondantemente tutta la notte. Era ancora buio, eppure la luce abbondava per via del riflesso dei lampioni. Camminavo sul marciapiede pieno di neve, senza sentire il cemento. C'era tanto silenzio intorno, e nessuno in giro.

Ecco, il Lingotto lo amo pensare così. Senza confusione. Senza rumori. Senza caldo. Quieto.
Non so perché, ma oggi mi pare che se fosse così sarebbe più bello. E non solo per la temperatura.
Forse perché quando entro lì, ultimamente, sento il freddo dentro, la tempesta nel cervello e la rassegnazione nel cuore.

Quindi, per l'escursione termica, forse sarebbe meglio che ci fosse il gelo tutto intorno.

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