venerdì, luglio 10, 2009

Dal mio finestrino - Life in technicolor part 21

Ogni mattina, mentre vado al lavoro in macchina, mi fermo almeno dieci volte a causa della coda. Di solito, a meno che non stia cantando sulla base di un cd di Vasco, dei Silverchair o di Stradella, o bestemmiando contro un giornalista che fa la rassegna stampa su Radio3, mi guardo intorno. Talvolta, le attività sono contemporanee.

E quasi sempre noto, con qualche rammarico, che c'è qualcosa da fotografare. La signora ferma alla fermata del bus è un classico, ma anche una macchina in doppia fila (e non per fargli la multa), un vecchio che entra nell'edicola, un cane che ha appena finito di pisciare, un extracomunitario che lava una vetrina, un bambino che va all'asilo con sua madre, e ancora, la polizia, il cielo ingrigito di smog, la macchina davanti, una tipa che passeggia, un impiegato con la 24ore.
Ce n'è sarebbe per tutti i gusti. Poi scatta il verde, la coda si smuove e tutto ciò che volevo fotografare è andato perduto.

Di solito, questi momenti sono accompagnati da una pressante voglia di scrivere almeno una frase, che possa in qualche modo raccontare quell'attimo: ad esempio saranno due settimane che, non andando ma uscendo dal lavoro, noto, su via Ventimiglia, una ragazza che attende sempre alla stessa ora nello stesso punto. E' sì bionda, non bellissima, normale. E' sempre lì alla stessa ora. Attende una Y nera, l'altro giorno combinazione ho visto che vi saliva sopra.

Ecco, sulla pressante coincidenza che ci porta a incrociare le nostre giornate, oltre che fare una foto, vorrei scrivere una storia che duri poche parole e che racconti quei 2 secondi in cui la vedo e me la lascio alle spalle.

Un giorno non la vedrò più, presumibilmente perché cambierà lavoro, o forse perché non farà più il part time, o forse perché si comprerà una macchina, o deciderà di andare a piedi, o forse passeranno a prenderla su via Nizza. Chissà.

Questo è solo un piccolo esempio. Alla fermata del 35, a Nichelino, vedevo spesso un signore anziano. Ora non c'è più, però non so perché e vista l'età, voglio solo pensare che preferisca il fresco di camera sua al caldo di via Torino.

Tutto questo in strada.E c'è da dire che tutto questo si può fare grazie alla macchina: un mezzo amabile per il fatto che ti dà la possibilità, se si è accorti e poco propensi all'assuefazione di grigio, di notare le miriadi di storie che ruotano intorno all'abitacolo.

Mi ritengo fortunato ad andare al lavoro e notare, devo dire sorprendendomi io stesso, tutto questo.E' come camminare in un posto e non sentirsi solo. Peccato dover entrare in ufficio, non avere, oltre che il tempo, una macchina fotografica e una penna.

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