giovedì, luglio 09, 2009

Il domani considerando l'oggi - Life in technicolor part 20

Oltre la tenda della mia cucina, si intravede una piccola porzione di Nichelino.

Là, una volta, non c'era nulla. Ora c'è un sovrappasso quasi concluso che renderà la mia strada un inferno e dei palazzi orribili.

E' normale sentirsi legati alle proprie radici. Io ad esempio, amando Nichelino in quanto mia città e culla della mia giovinezza, la osservo urbanizzarsi selvaggiamente e rimango convinto della pochezza di questa scelta. Rimango anzichenò convinto che prima o poi la scelta di edificare invece di coltivare presenterà un conto alquanto salto.

Non è questo solo un discorso ecologista. Anzi, direi proprio no. Il mio discorso si ferma essenzialmente su un aspetto: quello del colore.

La città è monotona cromaticamente. Anche laddove vi sono delle differenze strutturali che permettono la realizzazione di tanti elementi con tinte differenti, si pensi alle vetrine o alle insegne, una città rimane essenzialmente un agglomerato unico di tonalità che si rifanno quasi interamente al grigio. Indi, anche l'uomo, il suo pensiero, piano piano, si spengono, assuefandosi alla monotonia.

Io sono fortunato. Lavoro a Torino e vivo a Nichelino. La prima mi ospita in una zona che raccoglie la bellezza di una parte del nostro Paese, l'Italia, e la convoglia in un tratto di fiume che pur essendo maleodorante e non proprio sano, è la perfetta sintesi della situazione geomorfologica della pianura padana. L'altra è una città piena di tamarri ma anche di brava gente, quindi sostanzialmente un posto dove si può star bene, che un tempo è stata piena di campi e di alberi e che oggi resiste alla cementificazione montante.

Questa "bolla" di colore che mi avvolge, a me che amo il nero ma che apprezzo anche gli altri colori, in un certo senso mi rincuora.

Sono anche però impaurito perché la tendenza è dimenticare che un giorno tutto questo grigio finirà per sovrascrivere tutto ciò che grigio non è. Come quei palazzi che vedo dalla mia cucina impallano la vista dell'orizzonte della collina, con il verde, con la linea che taglia suolo e azzurro del cielo. E che sono il segno che la resistenza della mia città ma non solo non potrà durare in eterno.

Il verde, certo. L'azzurro, anche. L'arancio del sole riflesso sulla terra. Il bianco delle nuvole. Il blu del temporale. E via discorrendo, tutto sembra pronto a diventare uguale.

Considerando l'oggi, il domani è grigio anche guardando come vi sia un'intrinseca capacità dell'umanità a non rendersi conto delle cazzate finché non sono belle che fatte.

Non vale solo per i piani regolatori, certo. Vale anche per quando ci si innamora o quando si sceglie di partire invece di rimanere. Però di questi ultimi due casi ho già parlato diffusamente, per oggi preferisco pensare che il domani sia come una delibera di giunta comunale, che si può fare alzando gli occhi verso il mondo oppure spostando la mano sulle tasche.

Io, certo, preferisco la prima opzione. Peccato che, talvolta, dentro di me emerge un fottuto impresario edile.

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