mercoledì, luglio 01, 2009

Il giorno metafora - Life in technicolor part 14

D'estate in molti attendono la pioggia per il refrigerio che porta. Non si pensa all'umidità che arriverà dopo che tutto sarà finito.

E' da qualche giorno che capita così. Che il tempo varia verso le 17. E il commento è: "Stamattina morivamo di caldo, ora piove".

Ma oggi è diverso.

L'estate qui a Torino, in questo primo luglio duemilaenove, è stopposa di mattina e piovosa di sera. Lo smog che non ti fa vedere le montagne il mattino, la sera è tutto riversato sulla strada, sui marciapiedi.

Il caldo lascia spazio alla brezza. E guardare fuori dalla finestra è persino piacevole. Sembra che tutto sia più pulito.

Poi ricordi che l'ombrello non ce l'hai e che il tuo computer, la tua giacca da 200 euro, i tuoi capelli ingellati o appena passati dalla piega del parrucchiere, i tuoi piedi nelle tue scarpe aperte, non hanno scampo.

Partirai senza speranza. Ti butterai nella strada sapendo che non hai scelta, che tanto quella pioggia non finirà.

Dovrai affrontare quella strada, sotto la pioggia, perché tanto non smetterà di piovere. Lo farai correndo, senza badare agli schizzi delle macchine. Correrai senza pensare che così facendo non farai altro che peggiorare le cose. Rimpiangerai le maledizioni al caldo di mezzogiorno, penserai che quell'ultima pratica in ufficio la potevi finire prima dell'acquazzone, che Facebook potevi spegnerlo alle 15. Correrai mentre le macchine, sulla carreggiata, staranno in coda con i tergicristalli al massimo.

Poi un raggio di sole. La pioggia che perde d'intensità. Ti guardi intorno. La macchina è lì vicino, però non smetti di correre.

S'avvicina, mentre la pioggia smette.

E, appena sarai entrato in macchina, la pioggia smetterà. Ti ritroverai fradicio e fuori, quell'umidità che non contemplavi quando hai benedetto la brezza leggera della pioggia estiva, comincia a risalire dall'asfalto, mentre dalle nuvole spunta il sole e il calore ricomincia a colare.

Sul sedile della macchina senti la schiena bagnata diventare appicicosa dall'acqua piovana e dal sudore. I capelli si impegnano dell'odore di pioggia, sulla pelle cominci a sentire un prurito.

La cosa non si smaltisce, e intorno i primi finestrini delle portiere cominciano ad abbassarsi. E come se nulla fosse successo, tutto è tornato come la mattina, tranne lo smog sulla strada, il cielo più chiaro. E le montagne che la mattina non vedevi, ora si scorgono un po'.

Ripensi al fresco della corsa. All'acqua che ti cadeva addosso. Alla città intorno a te che sembrava più bella, nel fresco della pioggia improvvisa. Che nonostante tutto, quella corsa è stata come tornare a quando ballavi sotto la pioggia, da bambino, all'asilo. Ti senti giovane, come non lo sei mai stato.

E la pazzia di correre sotto la pioggia è valsa il fastidio che provi ora, mentre torni in macchina. Un fastidio che poi alla fine non è tanto fastidioso, se ci pensi bene, anche perché intorno a te il cielo schiarisce e il paesaggio torna splendente. Sembrava un suicidio ma farlo ha significato essere al pieno. Fradicio ma vivo, nella difficoltà ma nella pienezza. Al massimo delle tue possibilità.

E sarai felice d'averlo fatto.

Ecco. Questo primo luglio duemilaenove voglio che diventi il giorno metafora, il giorno in cui tutto significa il resto. Solo per me, o per chi s'è rivisto in quelli che si buttano, lottano, arrivano là dove volevano e si sentono felici d'averlo fatto.

1 commento:

Sara ha detto...

cazzo mi piace tantissimo.
sembra che l'abbia scritto per me.