giovedì, luglio 23, 2009

Innocenza, reazione - Life in technicolor part 32

Mio fratello ha una strana abitudine: quando arriva in mezzo a un gruppo di bambini che stanno giocando, anche se più grandi d'età e di statura, si mette a chiedere, urlando: "Vi state divertendo?". Il tono non è di sfida o di dileggio, bensì di pura e semplice curiosità.

Pare che mio fratello, pur essendo un vivace cinquenne, abbia quest'abitudine perché sia onestamente interessato che i suoi pari età, o comunque gli infanti in generale, siano coinvolti in un puro e disinteressato divertimento. Il suo domandare è spensierato e senza secondi fini, illibato da quella malsana abitudine delle persone a guardare il gesto con il secondo fine.

Molti bambini rispondono a mio fratello in malo modo. Alcuni lo ignorano; altri, con la tipica perfidia infantile, lo cacciano proprio, rimarcando l'età adulta e la difesa del territorio.
Altri, non pochi a dir il vero, lo invitano a giocare con sè. E il suo gesto di bontà, diventa automaticamente Gioia.

Personalmente non ho dubbi che i casi che vedono bambini contro bambini siano contaminazioni frutto di un intervento degli adulti.
Altrimenti non si spiegherebbe perché Alessandro, nei casi in cui il suo chiedere "Vi state divertendo?" viene rigettato, torna sconsolato dalla mamma, o dalla maestra, imbronciato, dicendo: "Ma io volevo soltanto esser sicuro che si divertano".

Mio fratello è mio fratello, a prescindere è speciale per me. Però mi colpisce il suo modo di vivere, un po' Spongebob un po' Spiderman dei piccoli, con quel piglio di chi vuole proteggere, con sorprendente allegria, la propria genuina semplicità.

Provo a definirla Innocenza, questo tentativo di voler bene al mondo, di rassicurarsi che tutti abbiano la loro fetta di Gioia. Un'innocenza piccola quanto un cinquenne.
Poi, provo a prenderla e immedesimarmici dentro: provo a trasferirla nel mio agire quotidiano da 27enne. Provo a gettarla in un gesto fatto solo per rassicurarmi che la porzione di Gioia che spetta sia assicurata a tutti.
Il mio gesto, il suo chiedere "Vi state divertendo?".

E penso che fra un cinquenne e un 27enne poi non c'è tanta differenza. La difficoltà è sempre far accettare questo piccolo atto, così vero, così innocente.

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