martedì, luglio 07, 2009

La luce che filtra - Life in technicolor part 18

La stanchezza obbliga, talvolta, ad abbassare la finestra della mente.

Ci si stende, si guarda in alto nel silenzio, poi pian piano, ci si addormenta. Ci si abbandona. E il pensiero corre.

Ora prendiamo quel momento in cui l'abbandono sta per prendere il sopravvento. La tensione lascia spazio alla serenità. Il cruccio, si dissolve. La testa diventa pesante. Il ricordo si sbriciola lasciando spazio alla fase REM.

Capita nei pomeriggi di caldo, soprattutto. Quando fuori l'aria è talmente pesante da obbligarti a rimanere nascosto. Quanto tutto è stopposo, senza gusto. Quando sembra non esserci via d'uscita.

Ci si prova a lasciare andare. Poi però qualcosa ci tiene svegli. E si capisce che l'oscurità che cercavamo è impossibile da ricreare intorno a noi.

Oggi a Torino c'è un bel sole, e la brezza ha smosso l'aria umida e smoggosa degli ultimi giorni. Anche l'odore sembra più leggero, sembra che il Po, nonostante sia di colore marrone acceso per una serie di scavi nel sul letto, presto smetterà di essere rancido. Sarà che quest'estate monsonica e tropicale è pazza, o forse, semplicemente, che sta per arrivare l'ennesimo temporale.

Guardo fuori dal mio ufficio e sembra di stare in quella stanza chiusa, sembra che la luce filtri dal resto del mondo. Filtra da una finestra spalancata, accompagnata da una brezza leggera, un fresco primaverile, non di luglio. Sento la testa pesante dal sonno e dalla stanchezza. Eppure sento che quella luce, che filtra dal mio balcone, entra dentro come fosse solo un filo in una stanza chiusa, ed entra per segnarmi una specie di strada.

Sembrava non ci fosse altro che caldo, stanotte. E invece oggi pomeriggio respiro. Non ho dormito per il caldo, e rimango sveglio grazie al fresco, come grazie a una sorta di bilanciamento, di compensazione climatica.

Parlando per simboli, forse si parlerebbe di speranza.
Che c'è sempre e là dove non c'è, entra a forza. Anche quando tutto sembra segnato.

Lo ripeterò sempre, fino a quando, come oggi, come ieri, e come credo domani, tutto questo s'avvererà sotto i miei occhi. Sotto forma di sorriso di una persona gravemente malata, o di quotidianità vissuta da persone ferite dentro, con la tenacia di chi non vuole mollare. Piccoli gesti, piccoli attori della scena della vita, in un palco che tenta di rimanere chiuso, come finestre che riparano dal caldo e dalla luce, ma che nulla possono contro quel sottile, indistruttibile, fascio di luce che filtra.

1 commento:

Erica ha detto...

me lo sono preso in faccia questo respiro, andando in bicicletta, immaginandomi, ancora,ad amsterdam..))
bellissima stupenda giornata.
evm