giovedì, luglio 16, 2009

TI sei pentito? - Life in technicolor part 25

Oggi, a differenza di ieri, l'idea non l'ho persa. Sarà stata l'occasione, forse: un pranzo con una vecchia collega, o meglio, un'amica felicemente ritrovata, dopo qualche tempo di comprensibile oblio.

L'occasione giusta per esplorare il tempo che è passato, le cose che son passate, negli anni, il cambiamento e il modo di comprendere gli accadimenti che si susseguono. Un dialogo che diventa un lungo elenco, affascinante, di come la vita è stata, durante la pausa fra un incontro e l'altro.

Quest'amica, come fanno tutte le persone che si ricordano di te, mi ha posto la domanda. Quella di cui io ho sempre paura.

"Ti sei pentito?".

E' una domanda che riguarda le scelte, indipendente dall'oggetto per cui viene posta ma sempre utile, oltre che per mostrare cos'è stato il tempo vissuto, anche per guardarsi dentro, di nuovo.

La mia risposta è sempre stata incerta.
Anche oggi credo lo sia stata.

Perché quando una scelta ci porta a scegliere, com'è giusto che sia, da una parte si mettono le certezze e dall'altra si lasciano solamente le domande. Domande che fino a prova contraria, finché non ottengono risposta si tende ad evitare, per non creare il malessere che lascia il dubbio.

"Ti sei pentito?" è una domanda che ci si pone giorno dopo giorno, al momento di scendere dal letto o di guardare una volta in più la ragazza che sta seduta due scrivanie più avanti della tua. Con vigore diverso, certo, ma sempre con quella sorta di malinconica consapevolezza che sia in un modo che nell'altro, si perderà qualcosa. E con la consolazione che comunque vada la scelta compiuta è irreversibile e totalmente personale.

Il pranzo s'è fatto in un bar che oggi mi vede cliente fisso, ma che visitai, per la prima volta, proprio con l'amica che ho visto a pranzo, che doveva mostrarmi un certo posto. Un posto che, come saprete, conosco molto bene. Quella volta prendemmo un caffè, con la scusa del vedere dov'era il posto in questione.

Ricordo che allora la strada mi era parsa molto più lunga. Oggi, che quella strada non riesco a contarla per quanto l'ho percorsa, mi sento quasi imbarazzato a formulare quella volta un pensiero del genere. Forse è così che doveva andare, mi dico. Forse è come quando ti si chiede "Ti sei pentito?", che all'inizio tutto sembra più lungo, poi, mano a mano che il tempo passa, il pentimento o si contrae o si dilata, ma rimane sempre più sullo sfondo, fino a diventare un ricordo talmente labile da risultare essere ripercorribile in pochi attimi.

Fino a diventare convinzione che non esiste pentimento, in una Vita dove ci sono scelte fatte con Amore, Passione, e tanta Volontà.

La domanda "Ti sei pentito?", oggi, non avrebbe potuto pormela forse persona migliore.

1 commento:

Faith ha detto...

Dici che passa, dopo un pò?
Io, in questo momento, lo spero...