lunedì, agosto 31, 2009

Il senso d'abbandono - Life in technicolor part 46

Stamattina mi sono sentito come un anno fa. Sarà settembre, o forse il fatto che quando si ritorna dalle vacanze, a prescindere dall'età, ti senti come se andassi ancora a scuola.

E in effetti, oggi è stato come entrare in classe.
Ho percepito le stesse sensazioni di quand'ero scolaro, entrando al lavoro. Quel malessere che però a scuola è limitato, dato che hai tutta le scelte da compiere davanti a te, oggi era davanti al mio modo d'essere.

Sarà stato il sentir parlare dell'attesa che ci separa dalle vacanze di Natale. Mi è venuto in mente che da un po' vivo le mie settimane in funzione del week end. Del fatto che ogni lunedì penso che la vita è staccata e che riprende venerdì, quando potrò riposare-mangiare-dormire-farelaspesa-andaredaimiei-uscirecongliamici-direduecazzate-andareamessa-guardarelajuve-andarealcinema-mangiarefuori-andareaballare-equant'altro riuscendo a sentirmi per un attimo vivo.

M'è preso la malinconia. Mi sono reso conto che in molti avevano avuto il mio stesso pensiero. C'era una specie di vuoto. Una sorta di spazio franco fra domenica e venerdì, dove il coraggio veniva solo da quelle ore che si concordano con il proprio datore di lavoro in cui si è liberi di scegliere come disporre del proprio tempo.

Dipenderà dal lavoro. O forse dal fatto che faccio parte della generazione 1000 euro, e che so quanto molti amici soffrano per vedersi piazzati là, in uffici dove ogni giorno sempre uguale agli altri, con altri amici che stanno nel posto giusto perché papà sa il fatto suo e non sai perché qualche ministro parli ancora di meritocrazia.

Oggi mi sentivo solo, là dentro. Solo e contemporaneamente accompagnato da tanti altri, che come me vedono solo l'attesa dell'ennesimo week end, per staccarsi da tutto. Che su 7 giorni sentono veramente di viverne 2. Che gli altri, non ci fossero sarebbe meglio. La cosa che più mi ha fatto paura è che, ora che ci ripenso, mi rendo conto che mattinate così si verifichino sempre più spesso.

Non voglio diventare così. Vorrei vedere il lato bello delle cose. Anche del fatto che la fatica sembra non conduca a null'altro che una precaria, quanto bislacca, diffidenza - e insicurezza - verso il futuro. Lavorativo, affettivo. Forse soprattutto affettivo. Sforzarmi d'esser felice, questo dev'essere l'obiettivo.

Un senso d'abbandono, ecco cos'era. Difficile da combattere, questo è scontato; perché oltre pare non ci sia nulla, se non un qualcosa che è inammissibile quando hai meno di 30 anni: l'arrenderti.

Forse ancora a questo posso appigliarmi, possiamo appigliarci. Pensando che stiamo in una battaglia e che indietreggiare vuol dire perdere quel poco che c'è. In tutte le sfere, a tutte i livelli.

Dirlo mi fa sentire meno sperso, è quasi un effetto placebo.
Qualche minuto, almeno.

1 commento:

Diletta ha detto...

Oggi sono talmente scazzata che non credo di poter riuscire ad essere positiva. Magari sarebbe meglio non commentare...chi lo vuole un commento deprimente???
allora dai non commenterò.
un saluto
diletta