sabato, agosto 01, 2009

Io - Life in technicolor part 37

Oggi mi sono alzato e ho pensato che "Io" è una parola che ricorre spesso quando le cose non girano.

Quando le cose girano, allora la parola "Io" lascia spazio alla parola "Altri".

Come se vi fosse compensazione fra lo stare bene (a livello personale) e il fatto che chi ci circonda stia male. O meglio, che si cerchi la compensazione, sperando che un domani anche gli altri facciano la stessa associazione.

Poi si scopre che quando le cose vanno così così, gli altri cominciano a sostituire la parola "Altri" con "Io". Ovviamente, le cose vanno così così a te, non a loro. Indi, la sostituzione semantica avviene in maniera non speculare ma identica, il che porta a pensare che in un modo o nell'altro a pagare sia sempre e solo chi dice "Io" quando sta male e "Altri" quando sta bene.

Pensare a sè stessi è difficile. Si può cominciare a operare per preservare il proprio essere circondandosi da una patina di indifferenza/menefreghismo, osservando cosa si desidera per sè stessi. Però poi si finirà per diventare autoreferenziali.

Meglio diventare allora maestri nel dire "Io e gli altri". Come? Interagendoci.

Esempio: vuoi l'amore? E allora vai e prendilo. Vuoi sposarti? Allora vai, trova la donna giusta e sposati. Vuoi dei figli? Collabora con la donna che citavo poco fa.

E ancora: non sei soddisfatto? Cambia. Hai paura? Fatti forza. Ti senti solo? Non lo sei.

L'altro giorno ho visto due tizi, uno e una, che si tenevano per mano. Erano due signori, anziani. Presumibilmente, da giovani non devono essere stati al pari di Brad Pitt e di Angelina Jolie. Più forse vicini a due medi soggetti, come me, come voi (no, voi no, voi che mi leggete siete belli e super intelligenti, ne sono certo). Mi davano l'idea di essere normalmente semplici.

Ecco. Questi due lasciano trasparire serenità. Se si fossero fermati ai compagni di scuola che li scherzavano per la pancetta o per le lentiggini o per i capelli unti o per la parlantina scarsa (perché sicuramente è stata così), probabilmente non si sarebbero trovati. E io oggi non penserei a loro come il volto bello della Vita.

"Io" è una parola che devo pronunciare, ricordandomi che ogni angolo rispecchia me.
Come rispecchia tutti coloro camminano su questo cazzo di pianeta.

Esco dal mio riflesso, per guardarmi intorno. E' ora di pensare a me, adesso.

1 commento:

Diletta ha detto...

Forse se stiamo bene è perchè la parola IO e la parola Altri sono insieme e non più staccate. Diventa Noi, e di solito Noi è bene... ma prima che Noi accada "Io" deve stare bene con se stesso. E' strano..ci hanno insegnato, e lo sappiamo anche da noi, cosa fare se vogliamo una promozione sul lavoro (non è detto che poi ce la danno), cosa fare se siamo un pò ingrassati( non è detto che poi ci riusciamo), ci hanno insegnato come raggiungere quasi tutto quello che "dobbiamo" raggiungere. ).....Ma nessuno ci ha realmente detto che al di là di tutto, la nostra felicità e il nostro stare bene si nasconde proprio nelle cose semplici della vita, nessuno ci ha mai insegnato che dobbiamo perseguirla la nostra felicità allo stesso modo, se non di più, di come perseguiamo tutto il resto.
Un abbraccio
Diletta