martedì, agosto 04, 2009

Palindromi - Life in technicolor part 39

Talvolta i rapporti umani si fondano su incomprensioni.
O su dati di fatto unilaterali, che non sono discutibili seppur nascano sull'essere messi in discussione.

Quando ho parlato di mio fratello, di quel suo modo di porsi in maniera innocente, intendevo questo. La sincerità schernita dal resto del mondo. L'incomprensione fra l'essenza di un modo di vivere il resto del mondo e, appunto, il mondo.

Oggi pensavo a tutto questo mentre, assonato per un pisolo pomeridiano troppo lungo, ho deciso di farmi un caffè.

Posto che è estate, e che conseguentemente fa caldo, ho deciso di farlo shakerato. Allora ho preso lo shaker, l'ho riempito di caffè caldissimo, cubetti di ghiaccio e zucchero, l'ho chiuso senza metterci il Bealeys - anche perché non lo avevo in casa - e ho agitato con forza.

Mi sono reso conto che ne avevo fatto più d'un bicchiere. Non un secondo intero, circa metà.

Non so cosa c'entri questo con il fatto che quando uno è genuinamente allegro-gioviale-conviviale-innamoratodelmondo non venga compreso.

Però a me emerge l'impressione che tutto questo sia come una disarmonia, un diallineamento. Che ci sia squilibrio fra volontà di migliorare il mondo e rassegnazione che tanto nulla cambierà.

Come un palindromo, che se storpiato non è più un palindromo. Come se io andassi da Anna o da Otto e li chiamassi "Arca" o "Orto".

L'equilibrio si spezza. Non c'è progressione. Non c'è movimento.

Forse è per questo che la parola "Umanità" se ribaltata non suona allo stesso modo.

Nessun commento: