lunedì, settembre 14, 2009

Fantasia - Life in technicolor part 56

Quando ho conosciuto Fantasia, non credevo che avrei mai potuto sentire tanto affetto per un cane.
Certo, c'era Frida, e c'è tutt'ora.

Ma Fantasia è stato un qualcosa di diverso. Non so sei sia stata una sorta di pietoso sentimento ricolmo di dolore. Forse è il fatto che considero, ma questo è risaputo, la malinconia attraente. Quello che so è che quel cane, ancor'oggi, mi fa insieme stringere il cuore e amare il mondo.

Fantasia, dicevamo. Si diceva che aveva due anni, l'età le era stata dedotta dall'usura dei denti. L'avevano trovata con un'ernia al disco, che poi è degenerata fino a farla rimanere paralizzata. Io, nella mia ignoranza, avrei detto che era stata colpita da un morbo o che so io. Poi, però, mi hanno spiegato che quello che la teneva inchiodata alla brandina era un male di cui, in fondo, non si conoscevano nemmeno le cause.

Fantasia poteva muovere solo la testa e la coda. Rimaneva tutto il giorno sdraiata. Non poteva fare la pipì o la cacca, a meno che qualcuno l'aiutasse massaggiandole il basso ventre. Mangiava da una specie di biberon, e beveva da una piccola siringa senz'ago. Se non ci fosse stato qualcuno a prenderla in braccio, a rigirarla, ad accarezzarla, le piaghe da decubito le sarebbero sorte nel giro di pochi giorni.

In realtà, Fantasia le piaghe da decubito non le ha potute evitare.
Il pelo le si è consumato, lungo la linea delle articolazioni delle zampette. Il tutto è accaduto mentre i muscoli s'atrofizzavano, e quella minima speranza che tornasse a camminare si perdeva.

Fantasia è morta a maggio, credo. L'ha presa una pensionata sola che non aveva nessuno da coccolare tutto il giorno e le ha fatto passare le ultime settimane serena.

Io la conobbi (se così si può dire) verso gennaio, e ogni volta che la vedevo mi sentivo in colpa e felice.

In colpa perché avrei voluto riuscire a farla camminare. Felice perché, nel suo silenzio (Fantasia non abbaiava, o almeno, io non la sentivo mai abbaiare) Fantasia parlava: quando arrivava qualcuno, lei girava lo sguardo. E mentre la carezzavi, la sentivi respirare piano sotto la mano, come se percepisse intorno a sè la calma. Si poteva avvertire, dal calore del suo corpo, dai suoi occhi che, dolorosamente, chiedevano solo un attimo per tenerla vicino.

Fantasia oggi non so dove sia. Quando giunse la notizia della sua morte, alcuni piansero. Dissi che con un nome così non poteva che essere nel paradiso dei cani, a correre dietro a chissà quali cose. Perché sono sicuro che anche per loro, per gli animali, c'è un piccolo paradiso a forma di parco senza figli di puttana che li maltrattano. E sono sicuro che quelli che soffrono qui, là sono decisamente più felici. Provai a raccontare questa storia con il sorriso, anche se, ancora oggi, mentre ripenso a Fantasia, mi vengono le lacrime agli occhi.

Mi accorgo, però, che pensare a lei vuol dire pensare a cose che vorrei mettere nella mia storia, cose che provo a raccontare tutti i giorni. Così come quelli che l'hanno conosciuta, che quando ne accennano oggi provano ancora un senso di pienezza, e sembra che quel suo essere immobile, in realtà, fosse solo un mascheramento di un moto perpetuo.

Già. Fantasia era proprio il nome adatto, per lei.

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