giovedì, settembre 17, 2009

Il momento partenza - Life in technicolor part 58

Ci sono quei giorni in cui risulta pesante la quotidianità. Dove casa ti sembra lontana anche durante l'ora di cena, nella tua cucina, con il tuo telegiornale, in pantofole.

Allora la scelta, per l'uomo del film, è prendere la macchina e partire. Per chi non ha la macchina, o i soldi, o la voglia, la partenza segna quindi un limite.

Per eccedere, la partenza che intendo io è quella rottura dell'equilibrio che cambia la storia. Quella, tanto per intenderci, che porta Bilbo ad abbandonare l'Anello e partire verso Gran Burrone, o Bukowski a licenziarsi e andare a cercare fortuna con la poesia. In effetti, la partenza in molti romanzi non si riduce ad altro che al pretesto della rottura.

Rompere il destino, o frantumare ciò che rimane del futuro. La partenza prende e spezza le reni al disegno cosmico della vita omologata. In altre parole, rende la vita vita propriamente detta.

Se non subentra dal vero, però, c'è la complicanza. E' qui che subentra il sogno. O meglio, il cosiddetto surrogato.

Scegli una meta dove sei stato, poi la riempi di ricordi e la piazzi lì, nello spazio del cervello riservato solo ai "momenti partenza". E cominci ad immaginare cosa significhi arrivare là, magari rimanerci, come avresti voluto fare quando ci sei passato. E poi pensi, anche dal divano di casa tua. Pensi e arricchisci il pensiero di ciò che manca, come se fossi su una ringhiera a osservare fuori e il tuo orizzonte non è solo il palazzo di fronte ma le montagne che tagliano l'orizzonte e oltre, ciò che sta dietro.

Il momento partenza, oggi, per me è mare. Oggi il mio momento partenza lo dedico alla Liguria. Ad Albenga, guarda un po'. Ad alcuni piace, ad altri no. Però per me, qualche anno fa, è stato speciale sul serio.

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