domenica, settembre 20, 2009

La domenica sera - Life in technicolor part 60

Stasera sono arrivato a casa e ho deciso di stirare. E nonostante fosse domenica di campionato, ho scelto di non accendere la televisione.
In sostituzione, ho puntato tutto sulla musica.
Così, in casa suonava solo Paolo Conte. Lui e il suo "gioco d'azzardo". Dove Genova diventa "per noi", e l'attesa è una linea verde a forma di Milonga.
Sapevo che questo non avrebbe fatto altro che accendere l'immaginazione. Forse era ciò di cui sentivo il bisogno, forse.
Così ho lasciato che il pensiero corresse. Corresse ai no che avrei dovuto dire e al fatto che le persone mancano solo quando non ci sono più.
Soffermavo lo sguardo dell'immaginazione, mentre piegavo le maniche di camicia e cercavo d'aggiustar il colletto, a quanto la solitudine colpisca la domenica sera, quel senso di malinconia che corrobora la tesi che il sabato sia meglio.
Il ferro da stiro quasi non lo sentivo, mentre il calore lisciava le camicie e mi faceva sentire sempre più casalingo e uomo da sposare.
Un senso di completezza che s'esauriva solo a quei "no" che non ero riuscito a dire. Che ancora oggi rimangono sullo sfondo di scelte già compiute ancor prima di presentarsi.

Stasera ho scelto di accendere soltanto il pensiero. Di non far altro che rimanere in ascolto di me, dei desideri e dell'immagine di una vita che cova sotto la spessa coltre di realtà.
Di immedesimarmi in ciò che vorrei, con l'ausilio di musica che amo.
Mentre stiravo, lasciavo soltanto spazio ai miei ricordi e ai sogni futuri.
Legavo pensieri a persone speciali nel bene e nel male, o presunte tali. E mentre i panni finivano e non mi rimaneva altro che pensare a che mangiare per cena, il senso di malinconia diventava meno intenso.
Fuori, altri forse sentivano quella stessa mia sensazione. Io però la sentivo più rarefatta, meno inpenetrabile.

Era bastato spegnere la tv e pensare un po' a me. Stirando, riflettendo. E rivolgendo il pensiero a quel tipo di persone che ci mancano solo quando non ci sono.
O che forse ci mancano a prescindere, che sono importanti per un po', e non si capisce il perché.

2 commenti:

Diletta ha detto...

Complimenti per come e cosa scrivi. Sarà un complimento banale ma riesci a trasmettere esattamente le sensazioni Che tutti prima o poi proviamo. Io Di sicuro. Ci tenevo a dirtelo, davvero.

Anonimo ha detto...

Mi unisco a quanto espresso da Diletta: hai descritto una sensazione che io provo molto intensamente "quei "no" che non ero riuscito a dire. Che ancora oggi rimangono sullo sfondo di scelte già compiute ancor prima di presentarsi."
Grazie, sinceramente, mi hai fatto pensare meglio.
Stefania