mercoledì, settembre 30, 2009

Manca l'orizzonte - Life in technicolor part 67

La mattina, Oscar guardava fuori dalla finestra del suo studio e ci vedeva le montagne. A seconda delle stagioni, le cime erano innevate, o scure di terra.

Segnavano il limite del cielo. E lasciavano a chi guardava la possibilità di immaginare cosa si trovasse al di là d'esse. Oltre, e sopra. Senza che vi fosse alcun limite.

Oscar guardava ma, quella mattina, delle montagne non c'era traccia. Erano nascoste. Guardò a lungo oltre il vetro, ma d'esse sembrava essersi perso anche il ricordo. Senza, lavorava con difficoltà. Era come se fosse stata chiusa la sua piccola via di fuga dalla quotidianità.

Era sempre così, quando non pioveva. Torino si risvegliava con il grigio dello smog e l'odore di sporcizia. E del creato attorno, si smarriva il segno visibile. Per rivederle, avrebbe dovuto piovere, piovere tanto. Per ripulire il cielo e rivedere la bellezza delle cose.

Piovere.

Oscar si mise a pensare. Al fatto che la pioggia, quando arriva, dà fastidio. Ricordò che tutte le sue colleghe, nei giorni di pioggia, si lamentavano del traffico e dei vestiti bagnati, degli ombrelli sfondati e del freddo che ti entra nelle scarpe, perché ti coglie impreparato e ancora in clima estivo. Che durante i momenti di pioggia, c'era più desiderio di rimanere in casa e meno di star in giro a far festa. Pensò al centro di Torino che si svuota anche di sabato sera, se piove. Alla gente che si rintana e al silenzio che pian piano prende il sopravvento. Al fatto che quando pioveva apprezzava di più il jazz. Alla pioggia e alla condensa sui vetri della cucina quando cucinava la pasta per cena. Alle cimici verdi, quelle che se le schiacci puzzano, che gli facevano schifo e quando piovevano entravano in casa e si mettevano a dormire nel bucato da asciugare.

Fosse piovuto, lo smog sarebbe andato via.

Certo, sarebbe costato qualche fastidio. A lui, agli altri. Avrebbe creato un po' di caos e reso il mondo per certi versi invivibile. Per certi versi la pioggia avrebbe anche creato qualche piacevole imprevisto, ma sarebbero stati meno.

Tutto sommato, non sarebbe piaciuto ai più.

Oscar pensava a tutto questo mentre guardava oltre la finestra lo smog su Torino. Era brutto, quel cielo così. E anche se fosse costato un po', ripulirlo, ne valeva la pena. Perché il cielo a Torino è bello. Ed è bella la linea delle sue montagne, bianche d'inverno e terra d'estate. Regalano sogni se le guardi dalla finestra del tuo ufficio, in ogni giorno dell'anno. Più della televisione, più di ogni storia raccontata fra i banchi di scuola e fra le scrivanie dei colleghi, durante la pausa caffè. Sogni che servono a fuggire.

Senza orizzonte, pensò, non si può stare. E' come rimanere senza speranza, senza futuro. Sì, ne valeva la pena, anche stare sotto la pioggia per qualche giorno.

Fu con quel pensiero che si mise a lavorare, sperando che presto o tardi, con qualche fastidio, il suo orizzonte tornasse, donandogli un po' di sereno.

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