lunedì, settembre 28, 2009

Nostalgia in anticipo - Life in technicolor part 66

Il caro professor Ortoleva, durante una delle ultime lezioni che ascoltai all'università, disse che non ci sono sensi più poderosi nell'evocazione come il gusto e l'olfatto.

E forse per questo che, durante un pranzo in famiglia, puoi sentire emergere forte il senso del tempo che scorre.

Soprattutto se la cuoca è tua zia e, da che mondo e mondo, la sua faraona, la sua pasta fatta in casa, le sue pesche ripiene, conservano il sapore di vent'anni fa.

Se invece la cuoca è tua madre, da che mondo e mondo sarà la pizza a rendere il tutto un amarcod di giovinezza. In effetti, sono poche le mamme che conosco che non hanno mai fatto la pizza. Così come sono molto pochi quelli che non mettono al principio della scala del gusto la pizza della propria mamma.

Non è un solo un discorso culinario. C'è dietro quel misto agrodolce d'infanzia passata e di sopraggiunto limite d'età che crea la disillusione. Per il fatto di non essere più piccoli, per il fatto che tua mamma invecchia e che volente o nolente il tempo va a scendere invece di incrementarsi. Che prima o poi anche l'epoca in cui votavi quella pizza come la migliore finirà, e da giurato passerai a imputato, dato che a fare la pizza sarai tu, magari a qualche altro fan del tuo impasto. Che seppur ti faccia incazzare, quel mondo è destinato a cambiare.

E' una sorta di nostalgia che emerge mentre stai vivendo quei momenti. Che sai che ci sarà a prescindere, e che per quanto tu voglia rifiutarla, segnerà il flusso di ricordi fino a quando morirai. Insieme al rimpianto degli sbagli che hai commesso, delle sofferenze che hai impartito e che magari avresti voluto evitare.

Quando sento in me questa sensazione, so che il tempo concessomi non potrà bastare. A far sì che quel dono che ho ricevuto, l'aver avuto qualcosa per cui provare nostalgia, possa esser convertito in modi e atteggiamenti verso il resto del mondo. A diffondere quel senso di gioia, amore, completezza, che negli anni mi ha permesso oggi d'avere nostalgia prima che tutto finisca.

E' brutto a dirsi, ma anche se credo che la Morte non sia la fine ho paura che concluda cose che non dovrebbero finire. Che vorrei continuassero anche dopo di me, anche senza di me. E invece, purtroppo, so che per quanto potrò durare a lungo, momenti come quelli sempre più rari che oggi vivo li vedrò spegnersi.

E' un tema trito e ritrito. D'altronde, Davide Longo, il mio docente di racconto e romanzo, a Scuola, diceva sempre che ogni storia racconta o d'Amore o di Morte.

Io d'Amore ho sempre parlato. Di Morte ho sempre avuto paura. Ma non di per sè, per il dolore, quanto per il distacco da quei momenti, da quella sensazione che avverto ogni volta che vedo i miei, e guardandomi loro mi fanno presente d'esser cresciuto.

Un distacco che comunque sta già avvenendo, ogni giorno che passa, e che certamente non fermerò. Un qualcosa da affrontare con serenità e fiducia, cercando di valorizzare ogni secondo passato qui. Perché ne valga la pena, perché sia un qualcosa che resti a prescindere.

Da una parte, tutto questo è esaltante.
Dall'altra, ci penso e sento solo rabbia e dolore.

Ma che mistero, tutto questo.

4 commenti:

daphned ha detto...

La verità è che il blog prende il nome dalla canzone degli Smashing Pumpkins. E' come una selezione all'ingresso: se si arriva a me cercando quelle due parole, allora si hanno le basi per una buona amicizia. Mi spiego?

Viola ha detto...

Che post meravigliso.Pensavo di essere la sola a farmi ste pippe mentali e a torturarmi con la nostalgia in anticipo..ed invece...penso contunuamente alla mia nonnina che sento tutti i giorni e che riesco a vedre poco...penso che vorrei che il mio tempo per lei non finisse mai. Sai che ci sono stati dei momenti in cui ho vissuto delle cose fantastiche e mi son detta"ricordalo questo" e magicamente è rimasto impresso nella mia memoria.Tra questi momenti registrati tengo un tramonto meraviglioso all'isola d'elba di quando avevo 8 anni...ed ero felice.

Diletta ha detto...

Concordo con Viola. Ma d'altronde tutti i tuoi post fra, te l'ho scritto mille volte, sono veri e belli.
Tutti ci facciamo ste pippe....Io ho sempre vissuto con la paura di perdere qualcuno a me caro. Quella felicità con il retrogusto della paura del tempo che, passando, inevitabilmente avrebbe significato meno tempo insieme. Poi quando, purtroppo, mio padre è venuto a mancare,in un modo assurdo, la mia forza è stata sapere che non ci sia stato un solo giorno, nei miei 28 anni di vita con lui, in cui non gli abbia dimostrato la portata del mio affetto. Questo mi rende felice.

Anonimo ha detto...

La morte è una consapevolezza che arriva mano a mano che il tempo passa, sono un pò più vecchietta di te ma questi pensieri mi hanno sempre avvolto anche quando ero giovanissima, sono eventi sui quali non abbiamo difese ma dobbiamo solamente accettarli, è il senso della vita quello che più mi consuma, è dare un senso a questa vita che è un'enigma inviolabile.