mercoledì, settembre 23, 2009

Rabbia e solitudine - Life in Technicolor part 63

Il Pungiball. Un'invenzione pensata per l'umanità che, come me, arriva il giorno di metà settimana irrazionalmente incazzato.
E dato che in ufficio non ne ho uno, mi tocca scaricare la rabbia in un altro modo.

Ho provato a sfondarmi di lavoro. Non ho fatto altro che incazzarmi di più. Anche se, per accompagnare la solita routine di chiamate e richieste, di pagine web e di spiegazioni all'acqua di rose, ho preferito uno sottofondo fatto di Kovenant. Non è servito a granché.

Eppure il metal è stato inventato anche per questo. Per scaricare la rabbia.

Quindi ho provato a cambiare strategia, per far scendere la calma. Provare a pensare intensamente a ciò che mi fa rabbia. Una rabbia che non è solo da metà pomeriggio di metà settimana. E' quella rabbia che sai essere frutto di qualche cosa di più profondo, di una specie di dolore. O forse di una consapevolezza.

Sta di fatto che ho cambiato e ho messo su i Goo goo dolls. Con il loro sapore di giovinezza, di anni passati. Con i ricordi di quei mesi passati in altri uffici, con altri pensieri. Con altri sogni, a dirla tutta.

Ed ecco, che la rabbia non è scemata, è solo cambiata. S'è tramutata in solitudine. La solitudine del ricordo. Tipo quella della domenica, orientata però alla speranza del ritorno. Un ritorno sereno alla vita serena. Anche se quella vita serena, di fondo, non c'è mai stata.

E nel giorno che passa, nel giorno che è cominciato rabbioso ed finisce normalmente quieto, in questo giorno non mi resta che pensare a cosa muovere per cominciare a eliminare sia una che l'altra. La rabbia, e la solitudine. Che non sono una la conseguenza dell'altra, beninteso, ma solo e solamente una specie di componente preventivabile della vita da costruire.

Che pian piano si spengono, schiacciate dalla delicatezza di altre componenti di cui ho già diffusamente parlato in passato. Il cambiamento, tanto per cominciare, che te lo senti addosso quando arriva e agisce proprio là dove non speravi più ci potesse essere soluzione. Poi, tanto altro.

Il pungiball per scaricarsi, ieri sera, oggi, domani, serviva, serve e servirà. Perché ci sarà sempre quell'incazzatura fatta non di semplice fastidio, ma di rabbia vera che ti lacera, ti toglie il respiro, ti fa uscire dalla normale concezione per entrare in una spirale autodistruttiva a forma d'imbuto verso il niente. No, quella c'è. Sarà sempre come un trapano contro il muro, che lascia solo il buco e la polvere. Se vuoi la raccogli, sennò stucchi e riparti da capo.

Quello che manca veramente è la pace. Che non sarà facile da trovare come un pungiball, ma sicuramente è più efficace.

2 commenti:

Diletta ha detto...

In questo mese di settembre sto accumulando tanta di quella rabbia, che anche i cani rabbiosi mi vanno sfuggendo.
E non è da me. Ma sono incazzata, incazzata incazzata e incazzata. E allora il famoso pungiball lo vedo riflesso in tutto, l'amica, mia mamma, qualche malcapitato di turno, la persona di cui sono innamorata, ma soprattutto quel pungiball sono io, che mi tengo tutto dentro. Questa impotenza. Questa incapacità forse di essere un pò più me stessa e di ammettere che fino ad ora le cose non sono poi andate benissimo fingendo di essere il super eroe della situazione..la verità vera? non basto a me stessa...nonstante abbia sempre fatto in modo di crederci e di farlo credere a tutti quelli che mi amavano.

Anonimo ha detto...

"Sarà sempre come un trapano contro il muro, che lascia solo il buco e la polvere. Se vuoi la raccogli, sennò stucchi e riparti da capo" E' un periodo lungo, troppo lungo, che vedo solo la polvere... desidero con tutte le mie forze stuccare e andare avanti ma sembra che io non ne sia capace ... Ho provato quasi incessantemente quel dolore fisico al mio interno e ho fatto finta di poterlo ignorare. Ora non posso più, é ora di ripartire sul serio, ovunque mi porti questa strada.