lunedì, ottobre 19, 2009

Cose - Life in technicolor part 78

Capita, talvolta, di stare a casa ammalati.

Se si è sfortunati e al sabato notte s'è circolato poco vestiti in una città fredda, capita la domenica.

Quando capita, si sfrutta il tempo per riflettere sulle cose, più che per capire come guarire. Anche perché di guarire, talvolta non si ha proprio voglia, tanto è la bellezza di stare in pigiama con una buona scusa per fottersene di tutti gli appuntamenti.

Capita che, in quei momenti, la riflessione si porti sui massimi sistemi: chi siamo, dove andiamo, che facciamo. Come non avere problemi di soldi. Se sarà possibile rivedere un giocatore della Juve tirar su la Coppa dei Campioni. Come non soffrire più per amore. Andrò mai d'accordo con i miei. Come digerire i peperoni a cena e il kebab a colazione. Come non ubriacarsi più. Come convincersi a non ubriacarsi più. Come comprare casa con contratti a progetto d'un mese. E così via.

Capita che le domande che sorgono vengano generate da ciò che ti circonda. Dagli oggetti, più che dalle persone. E, guardando quegli oggetti, i dubbi si moltiplichino.

Capita che guardando tutto ciò che ti circonda, in quella domenica da mezzo influenzato, con il freddo, il mal di testa e quello che ne consegue, con la soddisfazione d'aver oziato guardando la TV o mentre stiravi, capisci. Riesci a risponderti. Ti rendi conto che, in fondo, non ti manca nulla. Che tutto ciò che ti circonda basta per rendere la tua vita tranquilla quel tanto che basta per non avere privazioni nei bisogni primari. Per non avere nè troppo nè troppo poco.

E, all'imbrunire, capita che anche se hai preso coscienza che tutto ciò di cui hai bisogno ce l'hai, tu non riesca a rispondere alla domanda: "E allora, perché non sono felice?".

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