giovedì, ottobre 29, 2009

Nebbie - Life in technicolor part 83

Se Torino fosse una pietanza, la nebbia sarebbe uno degli ingredienti imprescindibili. Un po' come l'aglio nel pesto, che se ne abusi infastidisce ma in giuste quantità corregge il tiro del "gustoso" al "buono".

La nebbia. Non è altro che uno strato di vapore acqueo. La gente poi ci mette di mezzo i film dell'orrore e il senso di smarrimento. Il fatto che non si veda oltre un po' di metri, che andare in macchina sia un po' più pericoloso del solito, che il freddo da fastidioso possa diventare pungente.

Stamane, la nebbia era poeticamente avvolgente. Sembrava fosse scritta, non elargita dalla terra. Sembrava che Torino, nella nebbia, avesse raccontato un minimo della sua storia ultracentenaria. E, con lei, anche quelli che nella nebbia ci camminavano.

E così, camminando, ho cominciato a pensare che la cosa bella della nebbia non è tanto il fatto che sia incosistente, che se la vivi dal caldo del tuo letto sia anche piacevole, che se la guardi con una tazza di the al bergamotto non la scambieresti che con la pioggia, che se la chiudi fuori dal focolare domestico è anche una buona amica. La cosa bella della nebbia è che, quando avvolge il mattino, è perché al pomeriggio ci sarà il sole. Matematico. Sicuro. Una roba da non credere.

Questo implica un sacco di cose, fra cui il fatto che la nebbia sia facilmente metaforizzabile. Peccato che il giorno metafora, una festa indetta da me medesimo, cada in luglio: sarebbe stato bello raccogliere tutto ciò che può simboleggiare la nebbia, in quel giorno. Ovviamente, mettendoci anche questo testo, che non è solo un tributo a questo fenomeno atmosferico, ma a tutto ciò che può significare, mentre si verifica, e ciò che ne consegue.

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