martedì, ottobre 27, 2009

Prospettive - Life in technicolor part 82

"Guarda le cose da un'altra prospettiva."

Suona come un consiglio, e se sei di malumore ti sembra una presa per il culo. Perché disegni il tuo mondo intorno alle prospettive, che i più, per lo più, chiamano sogni.

Nella geometria della vita, le preghiere sono righe e il risultato finale è ciò che desideriamo per noi.

Basta un X per creare uno spazio.

Una specie di strada che, se vuoi, puoi far costeggiare da alberi o palazzi, come quando alle elementari usavi il righello, i pennarelli e i fogli lisci A4. Che ti sporcavano le mani, sì, ma che, in contemporanea ti lasciavano felice perché, fra le macchie, nasceva una strada che idealmente ti portava lontano.


"Si chiama punto di fuga - diceva sempre la maestra - il punto generato dalle due rette che s'intersecano".

Certe volte mi sono soffermato a pensare cosa si nascondesse là dietro, dietro quel punto. Che neanche le rette, i miei colori, le macchie e l'impegno potevano disegnare. Dietro il punto di fuga, non c'era nulla: era la fine della prospettiva.

Ci sono quelle prospettive che finiscono. Altre, continuano. A colpi di disegni, o d'immaginazione dell'autore che, con impegno e fatica, s'impone di continuare il proprio disegno. Anche se, talvolta, non capisce. Non comprende, non è capace a disegnare. Però sente dentro quella proprietà, che lo spazio è di 3 dimensioni e non di 2, solamente. Che oltre un limite, c'è un qualcosa che si può in qualche modo raggiungere.

Perché prospettive se ne trovano anche quando non ce ne sono. Il punto di fuga rimane lì, a chiudere uno spazio.

Ad aprirne uno nuovo, oltre ciò che abbiamo disegnato, e dico così per esser realista, perché a me piace immaginare d'aver sognato.

Sognare di fuggire, oltre il punto medesimo, con destinazione i sogni. Quelli che nascono da una nuova prospettiva.

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