giovedì, novembre 05, 2009

Attese - Life in Technicolor part 89

Ne avevo scritto, in passato, qui e qui. In fondo, ciclicamente, torna il momento di confrontarsi con le assonanze della vita, e l'attendere è una di esse.

I momenti d'attesa sono, per certi versi, quelli più antipatici. Io stesso non ho avuto il coraggio di rileggere lo spirito che mi aveva mosso, a fermarmi un momento a riflettere su quella sensazione d'incompiutezza, mentre linkavo quei post.

Tu mi guardi da là. Ormai è chiaro, che, in questo concept che continua da un po', quello che ho battezzato Life in Techinicolor, io parlo con te e non solo fra me e quelli che passano di qui.

Tu attendi di capire, forse non attendi niente, ma sicuramente sai, o meglio è emerso, che tutto questo ha un senso. Il senso di una ricerca che, per certi aspetti, non è altro che un'attesa indaffarata.

Io parlo con te ma tu non rispondi. Sei lì, e mi lasci parlare. Come quando mandi un sms e la risposta non arriva. E aspetti, aspetti, aspetti, ma tanto sai che la risposta non arriverà mai. E dal momento che hai pigiato invio, sai che ciò che ne seguirà sarà attesa fino alla prossima volta che ti rimetterai in gioco.

L'attesa fa parte di una vita, è un po' il secondo atto della storia, quello dove si prepara il colpo a sorpresa e la conclusione di tutto. Talvolta, mi stupisco che tutti vivano in attesa senza rendersene conto.

Non ho molti altri mezzi, per resistere. Per combattere quello che appare, un continuo guardare ciò che sta fra il presente e il futuro, sperando che sia meglio del presente e basta. Forse basterebbe concentrarsi sul presente, anche se, mi tocca dirtelo, se guardo solo il presente vedo te in cammino e io, da qui, che ti attendo, fermo.

Il problema, quindi, è soltanto trovare la forza d'alzarsi.

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