giovedì, novembre 12, 2009

Il salotto di Pietro - Life in Technicolor part 95

Quante volte ho parlato di lui? Non abbastanza. Eppure oggi non è il suo turno. O meglio, non direttamente.

Fra le mille storie che non ho scritto e che presumibilmente non scriverò mai, c'è quella intitolata "Il salotto di Pietro".
Una storia che parla di amici, com'è ovvio che sia. Ma che racconta forse più d'ogni altra cosa, come una persona sia più vicina a sè stessa in determinate condizioni.

Nel mio caso, e ora come ora non ricordo d'averne mai parlato, ci sono due o tre posti, fra cui quel salottino. Un posto che conosco da quasi 10 anni, dove sono abbondate le partite alla Playstation, le mangiate di pastasciutta al pomodoro o alla carbonara, i Vetiver e James Iha, gli ammazzacaffè con il rum, le birre moretti, le discussioni di politica, le suonate (sì sì, anche quelle) con chitarra e tastiera, l'ascolto di grandi canzoni, i reading, la nascita di Siebel_boy, Joshua e Ibrid, l'elenco delle speranze e dei rimorsi, tante ragazze che non hanno mai saputo di passarci se non nei nostri discorsi.

E una vista, che ho trovato meravigliosa dal primo momento che l'ho vista, nel 2000, in un pranzo dopo lezione di informatica. Un piccolo angolo di Torino che di Torino è la magnifica sintesi.

Nel salotto di Pietro mi sento vicino a ciò che è più essere me stesso. E non solo perché c'è Pietro, un amico come pochi. Ma perché lì, per un attimo, io sono stato veramente uno scrittore e lui una personalità come Minoli. Nei nostri discorsi, seduti io sulla sedia vicino alla finestra a fumare e lui sul divano, di fronte a me, trovavamo sempre la serenità, la soddisfazione.

Non esisteva più il problema. C'era sempre la soluzione.

Mi venne in mente di raccontare questa storia per rendere conto di quante persone, nel suo salotto, hanno vissuto la stessa sensazione. La stessa, magnifica sensazione, d'essere nel posto giusto. Una sensazione che, sono sicuro, tutti hanno già vissuto, in un posto o nell'altro, e che a me sarebbe piaciuto raccogliere in un unico tomo.

Boh, non so se ce la farò, a scrivere sul serio "Il salotto di Pietro". Per ora, mi basta esserci stato, andarci, quella vista dalla finestra, le pacche sulle spalle, le cene con Rai Storia in visione continua e diretta, le parole che non bastano mai e la certezza d'un amicizia sincera. Continuando a sentirsi vicini a sè stessi, in un modo che non ha eguali se non in una paio di posti appena.

La trama nel dettaglio però, non voglio dirla. Metti che poi la storia la scrivo sul serio.

1 commento:

la rochelle ha detto...

che belle parole fra! hai colto l'essenza del salotto di pietro...quello che noi intendiamo per la "nostra torinesità"..
neh?