giovedì, novembre 26, 2009

Incipit - Beatrice, part 1

Eccomi qui. Cosa mi serve? Beh, lo spazio ce l'ho. Le parole... anche. Ora non mi serve altro che tempo. Per raccontarvi una storia, una bella storia, che ho avuto il piacere di conoscere un giorno in cui, preso dalla curiosità, mi sono sospinto a guardare oltre le storie che mi circondavano e là, dove pensavo non ci sarebbe stato altro che il vuoto, ho trovato quella che m'appresto a raccontare.

Ogni nuova storia comincia con un incipit. Le parole tagliano la linea fra il non detto e il raccontato: ciò che valeva la pena di sentire, ha preso inizio.

Io, da osservatore, non posso che cominciare da un grande spazio bianco. Su cui, con matite e colori, lascerei il segno di dolcezza e lacrime amare, quelle che in un mondo dove il tempo passa senza poter essere arrestato segnano inevitabilmente il commiato. Un dolce commiato, appunto.

Si, un dolce commiato. Che ha separato una vita declinata in un modo, il modo Alfa, chiamiamolo, al modo Omega. Ecco, non ci sono simboli più inflazionati di quelli, ma pazienza. In fondo io sono solo un osservatore e il mio compito à raccontare.

Meno banalmente? Ok. Allora diciamo che il modo in cui la vita che voglio raccontarvi si declinava è passata da A a B. No eh? Allora diciamo dall'adolescenza all'età adulta. Neppure.

Tutto è banale. E tutto non basta a dire cos'è capitato.

Perché io voglio raccontarvi come Beatrice è diventata Beatrice. Qualcosa che anche adesso, che parlo, non comprendo fino in fondo. Perché Beatrice era lei anche prima. Però qualcosa è cambiato, nel tempo della storia. E in un incipit non ci può stare tutto. L'incipit serve solo a tagliare lo spazio del non detto con ciò che vale la pena raccontare: il bello viene dopo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

cercando di conciliare ciò che desidero e quello che sono, leggo queste tue parole, attendo le future e fantastico nelle righe del non detto...
e buon viaggio...