lunedì, novembre 30, 2009

Nascita - Beatrice, part 3

L'indole. Qualcosa che ho sempre creduto fosse legata al momento della venuta al mondo, l'inizio. Per un uomo, checchè se ne dica, è quello l'inizio del tempo.

Io so che può essere discutibile, alcuni dicono che l'esistenza sia sparsa nel tempo per la durata dell'eternità, al centro di un pensiero divino. Che è poi anche il modo di credere di chi pensa Dio come un non essere, e affida tutto il caso: ma non è forse il Caso a generare le coincidenze più pensate?

Ecco, penso alla nascita, all'inizio del mio tempo. La paragono a quella di Beatrice, la confronto anche se di lei piccina, com'ho detto, non so molto. Eppure la immagino, mentre la confronto con la mia.

Mia madre mi ha sempre detto che c'era tanta neve, quando sono nato. Che faceva freddo e che non si vedeva così tanta neve da anni, molti anni. Nella nostra stanza c'era anche un'altra mamma, anche se non ricordo di dove. Mio padre non assistette al parto, se non ricordo male, ma fu la prima persona a prendermi in braccio dopo l'ostetrica. Dice che mi fece un bagno, per togliermi di dosso quella roba che ti rimane addosso quando nasci.

Ecco, lì è cominciato il mio tempo. Fra il freddo di Torino, la neve come non ce ne sarà mai più così tanta, fra pantaloni a vita alta e sogni di fine guerra fredda.

Non so perché il Caso, o il Pensiero Divino, abbia voluto così: però capisco che forse, già da allora, qualcosa era scritto.

Io non so nulla della nascita di Beatrice: però posso immaginarla, nascere in un giorno d'autunno di fronte al mare. Quando l'aria si raffresca ma il sole può ancora scaldare, e la pioggia al sud arriva a sprazzi. Nascere da una madre con la carnagione colorata da quel sole tiepido, tenuta in braccio da un padre con i capelli che, inpercettibilmente, perdono colore proprio in quel momento.

Confronto il freddo della mia nascita e come in fondo, io riesca a fotografare la scena. La rivedo statica, così come quelle di tutte le persone del mondo.

Poi immagino quella di Beatrice e la vedo in movimento, come se nulla riuscisse a fermarsi. Il caldo e il freddo, il mare quieto e le correnti gelate. Il vento e la polvere che sbatte sul vetro dell'ospedale, un tempo che non ha età.


Come se quel tempo che cominciava raccogliesse vigore in quell'attimo, come fosse un respiro prima dell'inizio della corsa. Prima che cominciasse a correre insieme a Beatrice.

1 commento:

Viola ha detto...

I brividi per "Nascita"...sento che è davvero così...che è la strada per arrivare alla Bea di adesso. Mi piaci.