venerdì, novembre 27, 2009

Primi passi- Beatrice part 2

Se racconti la storia di qualcuno, non puoi tralasciare quello che è stata la sua infanzia. E, se lo fai, forse perché l'infanzia che ha passato è stata banale e raccontarla non ne valeva tanto la pena.

Nel caso di Beatrice, non è stata nè una cosa nè l'altra. Io l'ho sentita parlare poco di ciò che venne prima degli anni della scuola, dell'università, e del resto che venne. Sapeva solo dire che era un tempo lontano e quello bastava. Che rimanere ovattati nell'infanzia era qualcosa che l'aveva fatta rabbrividire dal momento in cui aveva scoperto che fuori c'era qualcos'altro. Anche se, talvolta, qualche ricordo saltava fuori.

Diceva, Beatrice, che da bambina guardava il mondo fuori e si risentiva con la mamma, perché avrebbe voluto conoscerlo di più. Voleva sapere più cose di quelle che già sapeva, molte di più. Anche quando era all'asilo, quando cominciò a uscire dal proprio salotto per spostarsi a giocare nel salone di 22 metri quadri della piccola scuola materna a 200 metri da casa.

Beatrice indossava un grembiule rosa a quadrettini, e aveva uno zainetto azzurro chiaro. le scarpette da ginnastica "con lo strap", come si diceva allora, che il papà aveva comprato il giorno prima per "fare bella figura". Il caschetto biondo, ormai scurito in un castano lucido, gli occhi svegli, il sorriso che mostrava, a uno sguardo attento, un dentino da latte spaccato in due, per una caduta.

Il suo papà la fotografò, quel giorno. Quella foto l'ho vista per puro caso, e non gliel'ho mai detto, perché di quel giorno lei ricorda solo una cosa: il fatto che non volesse andare all'asilo.

Ma non per stare a casa, no. Per andare in un altro posto, ossia nel bosco che stava pochi metri più in là. Perché? Io sinceramente non l'ho mai capito, lei ricorda che era così. Ricorda solo questo, che non voleva andare all'asilo ma nel bosco.

Beatrice. Già allora così tenace, testarda. Eppure alla fine all'asilo la portarono, sì sì. Un po' con la scusa di suo fratello, che aveva qualche anno in più e andava nella scuola che stava nello stesso stabile. E poi con il miraggio di qualche gioco da imparare. Perché il bosco l'attirava, certo. Ma anche lo scoprire qualche altro modo di far passare il tempo.

Perché già allora Beatrice voleva capire i segreti del tempo. Certo, quando aveva 3 anni non poteva saperlo che era così, a lei importava solo che gl'attimi fossero allegri.

Ma si sa, l'indole che si ha, si ha da quando si nasce.

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