venerdì, novembre 20, 2009

Titoli di coda - Life in Technicolor part 100

Tutto cominciò così. Un giugno fa. Ascoltavo i Coldplay, ovviamente. Precisamente, ascoltavo Lovers in Japan. E cominciai a scrivere, come faccio di solito, di getto, non badando agli errori. Solo con l'idea fissa di quello che mi passava nella mente.

Da allora, credo d'averli riascoltati 2 volte, i Coldplay. Perché ricordano un sacco di cose, certo. Ma anche perché era rimasto con me quel ritmo, un po' da storia cinematografica, documento verità, rock senza fronzoli ma molto, molto melodico.

Avevo scelto, senza saperlo, di isolare una porzione della mia vita. Dall'inizio dell'estate alla fine dell'autunno. In uno degli anni che è trascorso più veloce, il 2009. Una specie di film che vai a vedere le sere che non hai nulla da fare e che, per assurdo, diventano le pellicole che ricordi tutta la vita.

Quante cose sono capitate. Tante, troppe. Ho conosciuto Frida e Fantasia. Ho scritto il 300esimo post del Diario. E ancora: sono andato e tornato da una Puglia affascinante e desolata dalla propria incuria, per delle ferie al sapore di ricordo. Ho vissuto la quotidianità, quella del venerdì e della domenica. Ho fondato il giorno metafora. Ho rincontrato Clarissa. Ho ricordato. Forse sono diventato famoso.E ho percorso strade. E tanto, tanto altro, che non sono riuscito a scrivere, a descrivere con le parole ma che è rimasto in me. In particolare, qualcosa che non sono riuscito a scrivere per quanto fosse doloroso e importante ma che, di riflesso, ha avvolto tutto il resto.

A dimostrazione che la vita è veramente una storia che non si sa mai che verso prende. Ci sono fatti che non capiamo, perché fanno star male. Altri, che apprezziamo perché ci sollevano.

In questi mesi, le uniche cose che sono state veramente sollievo sono state un nuovo mondo, anche se già conosciuto in altra forma, e questa storia. La mia storia, che potrà non piacere per come è stata scritta ma che, nel mio intimo, ho provato a mettere a nudo. Descrivendola, guardando, come consiglia Cerami in un suo manuale di scrittura, il tutto da fuori. Fuori da ciò che mi capitava, provando a osservare i fatti come se fossi uno spettatore. E fossi, contemporaneamente, il protagonista.

N'è uscita questa: una serie di 100 post, apparentemente senza continuità a parte il titolo. In realtà, una serie di 100 fotografie, 100 giorni di quest'anno meraviglioso per intensità. In cui ho imparato tanto, tantissimo. Vissuto sentendo che giorno dopo giorno apprendevo qualcosa. Nelle mie stronzate. Ma anche in ciò che ho azzeccato, e di cui non ho mai scritto.

Tutto questo è stato fatto per me, oltre che per voi. Voi, che avete letto, alcuni hanno apprezzato, altri meno. Ma che avete speso qualche minuto per sentirmi dire la mia. Su ciò che è la realtà delle cose. Su come dovrebbero essere, come vorrei che fossero.

Life in Technicolor finisce qui. Raggiunge il suo apice e si chiude.
E' stato un viaggio intanto per riscoprire me. Ne è uscito questo, e in fondo non è andata poi tanto male. Spero che qualcuno, con me, abbia potuto riscoprirsi.

Il Diario però non finisce. Quello no. Ripartirà, nel bene e nel male. Questa è però, come mi piace citare, un'altra storia.

Questo film, ora, vedrà i suoi titoli di coda.
Fatemi solo un favore: mentre uscite, alla gente in coda per entrare, dite che v'è piaciuto.

4 commenti:

marco b ha detto...

COSA????

Diletta ha detto...

Caro Francesco....
Ho capito bene??? Mi auguro di poterti leggere cmq. Ed è un grande peccato che tu non scriva più di life in technicolor. Hai saputo descrivere il quotidiano in modo straordinario. Se non ti dovessimo più leggere, e mi auguro di no, in bocca al lupo per i tuoi sogni
un abbraccio
diletta

Fra ha detto...

Diletta, finisce un concept. Ne inizia un altro..

Continuerò a scrivere qui. Torna a trovarmi :-)

Diletta ha detto...

Infatti..qui sono!!