mercoledì, dicembre 02, 2009

Correre - Beatrice part 4

Ed è il moto perpetuo della corsa, quello che ho immaginato per lei.

Quella al massimo della velocità, che ricorda l'incidere di un bambino sugli attimi vissuti dai grandi, che li osservano giocare e da quella corsa sono attratti per la spensieratezza e la semplicità.

E, per quello, si mettono a correre con loro.

Fu Beatrice a parlarmi di questo, quando cominciò a raccontarmi quello che era stato lo scoprirsi "grande". Perché lei, Beatrice, la sua storia, non è altro che un respiro lungo una corsa.

Come dite? Non capite che significa? Neanche io l'avevo capito. Fino a quando, un giorno Beatrice non cominciò a raccontarmi. Come sto facendo io con voi, anche se le cose, raccontate da lei, sono tutta un'altra cosa.

Quand'è che si diventa grandi? Quando ci si scopre adulti? Quando si riesce a contenere quella corsa. Così mi disse, Beatrice. Quando quel mondo incontenibile che porta a immaginarti diverso da quello che sei, riesce a rimanere chiuso in te. E la forza scatenante di un moto perpetuo, diventa solo nervoso e cumulo di domande.

E, piano piano, senza accorgersene, ci si scopre troppo vecchi per correre. Non ci si immagina più. Le storie finiscono. I sogni s'ingrigiscono.

Quel giorno che Beatrice cominciò a raccontarmi, c'era il sole ma faceva freddo. La ricordo come incastonata fra cielo e terra, senza alcun vezzo diverso dalla sua naturale bellezza. O, come direbbe un cavaliere, beltà.

Era semplice e diversa. E mi parlò di lei, senza che io riuscissi a farle domande. Cominciando a raccontarmi come era arrivata lei a capire. Correndo con le frasi, come correva nei pensieri e nei ricordi. Nei suoi, e anche nei miei.

Non sarei mai riuscito a fermarla, neanche volendo.
Perché quel racconto era riscoprire la voglia di correre, dopo anni che non ricordavo d'avere le gambe.


1 commento:

strawberry red lips ha detto...

Ciao! Cavoli.. Beatrice ha proprio ragione..