domenica, dicembre 20, 2009

Sogni di solitudine - Beatrice part 10

Di quei frammenti, Beatrice conserva gelosamente solo una cosa, a parte i ricordi. Tutto s'è disperso, durante gli anni, tranne quel senso di vuoto che al risveglio, non ci sia nessuno.

I suoi ricordi, tutti, riconducono lì. Ai primi raggi di sole e all'odore di caffelatte, il rumore del fuoco incendiato dal metano di una stufetta stipata all'ingresso di una casa lontana tanto, troppo, dal proprio mondo. Il letto troppo grande per esser solo per lei. Beatrice ricorda con precisione come, quando aprì gli occhi appicicosi delle lacrime della notte, la sua mano tastò il materasso invece della propria mamma. E mentre la mano cercava il calore del corpo materno, il naso odorava il profumo della colazione.

Sulla soglia comparve la nonna. Che le sorrise, dicendole solamente "Ora starai con noi, Beatrice".

Bea non seppe rispondere. Sfregò i piedi sotto le coperte, come a scaldarli. Sapeva che lì era cominciato un nuovo cammino, forse. Lo immagina, per lo meno.

Sapete, quando ripenso a quel racconto ripenso soprattutto al fatto che mentre Beatrice mi parlava, teneva gli occhi socchiusi. Era come se fosse ancora lì, e fosse tornata bambina.

Non posso sapere cosa abbia provato, eppure posso provare a capire i suoi occhi socchiusi, la sua voce che tornava a quei momenti in cui la madre le annunciava una grande rivoluzione, le sue mani che seguivano le parole.

La rivedo bambina: mentre la sua mente fotografava i particolari, forse il suo cuore disegnava il futuro, provava a immaginarlo. Sentiva che tutto stava cambiando, eppure s'attaccava alla piccolezza della polvere negli angoli per trovare appigli a una realtà che, mentre il tempo scorreva, si trasformava.

Mi fa pensare, tutto questo. A come quando ci si ritrova, all'improvviso, soli. A me capita spesso la domenica pomeriggio, anche in mezzo alla calca del centro città o dei centri commerciali. Anzi, più gente c'è, più sento d'essere nel posto sbagliato. Beatrice dice che è una delle cose più banali che ci siano, e che in fondo tutti lì in mezzo si sentono soli, solo che non sanno dove andare per cercare compagnia.

Ecco, il sentirsi soli. Credo che Bea abbia solamente percepito che quella notte, per la prima volta, si stava trovando da sola. Certo, non poteva sapere che proprio sola non era, ma il futuro il suo cuore poteva solo immaginarlo. La sua mente guardava i particolari di una stanza conosciuta, li metteva in un cassettino della memoria, e non sapeva far altro che cominciare a riempirsi di dubbi.

Ansia. Tremore. Smarrimento. Il panico viene così, a tutti. Senti che il pavimento crolla e tutto si sminuzza. Se sei bambino, cominci a temere di non aver la forza di crescere. Se sei grande invece senti semplicemente il tempo che passa.

Lei credo percepì tutto questo. Oltre che una grande solitudine che, senza esser invitata, s'insinuava fra le pieghe di un letto che improvvisamente era diventato sterminato, mentre l'odore della colazione tentava di rincuorarla.

1 commento:

risveglio ha detto...

La capisco.. Beatrice.. La solitudine..