martedì, dicembre 22, 2009

Pegno - Beatrice part 11

Il tempo passò.

Beatrice rimase lì 13 anni.

Era cominciato tutto quel mattino, ma lei non poteva saperlo.

Come non poteva sapere che quel risveglio, e soprattutto l'odore di caffelatte, le furono consegnati come pegno della memoria.

Da allora, Beatrice la colazione la fa con il thé.

Fu una scelta che razionalizzò qualche anno dopo, quando una mattina prima d'andare a scuola, disse a sua nonna che voleva qualcosa di diverso per cominciare la giornata.


Erano passati 5 o 6 anni, e ogni giorno era stato uguale all'altro, tranne che per la percezione della solitudine che, in fondo in fondo, era sempre l'unica sensazione pura che le era rimasta.


Solitudine che rimaneva ovattata in fondo al proprio essere, e che per assurdo si manifestava, ogni mattina, ogni pomeriggio e ogni notte, in una forma diversa.

Con la paura della neve, ad esempio. Con la necessita' di non giocare, quando i momenti le venivano a noia, preferendo il volteggiare nella stanza che i nonni le avevano assegnato immaginando d'esser una ballerina.

Niente bambole o cucine per bambini, ma un piccolo mangianastri e qualche musicassetta. Niente chiacchericcio con i pochi fanciulli del circondario, ma lunghi silenzi o letture ad alta voce.

L'unica cosa che intrigava quel frugoletto di bambina, o almeno lei racconta così, era il fantasticare la sua figura su un palco. Un giorno ballerina, un giorno attrice, un giorno trasformista o ginnasta.


Beatrice mi raccontò che un mattino era a casa da scuola e accese la radio: sentì una chitarra elettrica e cominciò a ballare come non aveva mai fatto, saltando, mimando il gesto di suonare una chitarra come fosse un rocker scafato. Continuò finché la nonna non la vide. Smise tutto d'un botto, forse per l'imbarazzo, mentre la nonna le sorrideva divertita.

Faceva le medie e quelli erano gli inizi degli anni '90.


Credo fosse un brano dei Nirvana, ma lei non lo ricorda; almeno, dice di non ricordarlo, perché secondo me ha ben chiaro che canzone fosse. Però per lei credo non sia tanto importante quello, quanto il fatto che stesse ballando e cantando qualcosa che non appartenesse al suo mondo.

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