lunedì, gennaio 18, 2010

Danza - Beatrice part 18

Al di là di tutto, quella notte per Beatrice è stata uno spartiacque.

Fra la sua vita inconsapevole e il sapere d'essere, nonostante le cose che erano successe.


Uno psichiatra andò a casa sua, qualche tempo dopo il primo dell'anno. C'era dovuto andare di persona perché quando provava a recarsi allo studio, le prendeva il panico, piangeva, tremava.

I muscoli si contraevano e tutto diventava ostile. Fino a che era necessario chiamare l'ambulanza.
Le disse che soffriva di antropofobia, che era la gente a darle quel timore. Poi però, quando tutto fu finito, Beatrice mi disse che la paura più grande era di sè stessa.

La gente le ricordava solo che quel senso d'esser sbagliata, la paura di non aver camminato a sufficienza, era sempre lì con lei.
Sua madre la guardava e la rincuorava.

Una notte, dalla sua stanza, Beatrice la sentì piangere e lamentarsi al telefono con chissà chi, di quella figlia impaurita. Del fatto ch'era impaurita e che non c'erano modi per redimerla.


Allora, sapete che fece Bea?

Tornò nella sua stanza e si mise ad ascoltare la musica. Guardò alla finestra e cominciò a dirsi che voleva tornare a sentire l'aria fresca. Che era stanca di aver paura.
Spense la luce e osservò la città. Beatrice ricordava come ne aveva sentito la mancanza, fra i monti.

Ricordava che s'agitava con la musica, pensava al palco.
Di quella notte so qualcosa perché un giorno Beatrice mi fece leggere una pagina che scrisse, la mattina successiva.

Quella pagina raccontava di una bambina che voleva fare la ballerina ma aveva paura delle scarpette con le punte rigide, del dolore che avrebbe potuto sentire. Fino a quando, un giorno, la bambina non si decise a indossarle, affrontando il dolore. E più tentava, più si rendeva conto che il male passava. Più tentava, più
la bambina si sentiva leggera, sentiva d'amare l'aria intorno, l'armonia dei movimenti.

Era una storia che Beatrice definì banale. Può essere. Però dopo aver passato quella notte insonne, ascoltando musica alla finestra, scrivendo una storia banale, ecco che Beatrice scelse di uscire.

Lo fece da sola, senza aiuto, ripensandosi bambina che s'agitava da sola per sfogare quella rabbia così intensa, quella tristezza che pareva infinita.

Decise d'uscire, senza che il panico potesse farle paura.

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