lunedì, gennaio 11, 2010

Finzione - Beatrice part 16

Talvolta i desideri non si possono esaudire, e quella sera Beatrice non scappò.

Riprese a muoversi qualche ora dopo, sì. Ma il desiderio di fuggire non passò. Anzi, rimase. Più intenso di prima.


Ma non lo disse, anche quando tornò a casa.

Beatrice in quel periodo viveva con sua madre. Ci era tornata da un po', dopo quegli anni che vi ho detto aveva passato dai nonni.

L'aveva accolta sulla porta, piangendo.

Beatrice pensò che sembrava un film in bianco e nero. Entrò in casa come se il panico che l'aveva colta non l'avesse abbandonata. Come se ancora non riuscisse a muoversi.

Eppure, lei finse. Abbracciò sua madre e le disse che tutto andava bene. Come quando era tornata a casa, dopo gli anni dai nonni, e adolescente fece finta d'esser felice di rivederla. Aveva detto che tutto quel tempo non le era pesato, che era tutto bello. Aveva finto di non odiarla, mentre l'abbracciava.

Il panico fu come trovarsi davanti una strada chiusa, la obbligò a tornare indietro. Beatrice dice che senza quell'attacco di panico la sua vita avrebbe continuato a essere una finzione.

Aveva fatto credere che tutto era passato, quando in realtà non era finito niente, era tutto ancora fermo a quel mattino di tanti anni prima in cui s'era svegliata in una stanza non sua. Sentendosi impotente, però, provando quella paura, Beatrice aveva capito.

Non s'era mai sentita libera. Quel sentirsi obbligata l'aveva messa in condizione di guardarsi indietro. E di tornarci, per riprendersi ciò che non sapeva d'aver perso.

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