sabato, gennaio 09, 2010

Fuga - Beatrice part 15

Il primo pensiero che venne a Beatrice, quando il medicina le fece effetto e riprese il controllo del suo corpo, fu quello di scappare.

La fuga, per Beatrice, ma credo per tutti, è sempre l'ultima strada possibile.

Dal dolore, intanto. Dal sentirsi senza uscita. Dal sentimento di chi sta smettendo d'esser ciò che desidera essere.

Immagino per un attimo cosa voglia dire non riuscire a muoversi, ve l'ho detto, l'ho provato in occasioni che sono frazioni d'intensità rispetto al non poter reagire agli stimoli. Ma così no, non so cosa voglia dire. Immagino che tutto generi una matassa di rabbia e paura così intensi da spezzare le linee che la mente crea per mantenere l'equilibrio fra l'essere nel mondo.

Che ci sia solo un desiderio di fuga.

Un altro mondo distante magari qualche centinaio di kilometri, ma che risulti nuovo. Un mondo nuovo, che possa proteggerti, con la sua novità, con il suo essere sconosciuto.

Risollevandosi dal lettino, Bea mi disse che sentì come se quel mondo fosse penetrato nel suo senza controllo.

Le facce amiche non erano più amiche, e non perché sconosciute, ma perché associate all'immobilità coatta. Gli ambienti, erano scoperti per la prima volta.

Era tutto nuovo, per l'ennesima volta. Come quella mattina di qualche anno prima, quando si svegliò e sua madre non c'era più. Quando s'era fermata da sua nonna, i frammenti che aveva raccolto erano stati piccolezze rispetto all'enormità dei fatti della vita. La mattina di capodanno, Bea s'era svegliata dal suo primo attacco di panico con la sensazione d'esser tornata bambina. Guardò le sue mani muoversi, lente. "Stai meglio?" fu la prima domanda che le venne posta.

La ricorda come l'odore del caffellatte di molti anni prima. Com'era vicina ora la sua infanzia.

Era tornata bimba senza rendersi conto, o forse non aveva mai smesso d'esserlo. Come se la crescita del corpo fosse stata un'illusione.

Ci sono stati momenti in cui quel trambusto era stato annunciato. Lei ora lo sa, ma in quel momento non riusciva ad immaginarlo.

Immaginava solo che se avesse potuto, sarebbe scappata. Fuggire in quel momento, però, era come usare un cavallo di plastica per affrontare un viaggio. Era l'unica cosa che voleva fare, ed era l'unica cosa che non poteva fare.

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