domenica, gennaio 24, 2010

Fuori, il sole - Beatrice part 19

Lo fece una mattina. Forse era già primavera.

Si vestì, sicura, e quando fu alla porta cominciò a sentire il tremito dentro, che la invogliava a lasciar perdere tutto. Allora si fece coraggio, prese il lettore mp3. L'aveva caricato apposta la sera prima. Si mise le cuffie e aprì la porta.

Sulle prime non ebbe paura: scese le scale senza grossi patemi. Poi arrivò al portone, e lì sentì veramente la tensione salire.

Guardò la gente fuori. La osservò che passeggiava e pensò che non doveva temerla. Sentì contrarsi i muscoli, come la notte di capodanno.

Allora Beatrice accese il lettore mp3. C'erano canzoni che le ricordavano quando a casa della nonna, cercava la fuga nell'immaginario. Io lo so, perché in fondo quella era la musica che ascoltavo anche io.

Beh, chiuse gli occhi e uscì, immaginando di dover girare su un palco, come quando era bambina. Erano mesi che non riusciva neanche a scendere le scale, eppure ce la fece. Credo che la prima cosa che pensò in quel momento sia stata il non averci pensato prima... Perché, vedete, secondo me fu proprio quello il problema, il fatto che non si sia resa conto che per battere il dolore era necessario andarci incontro e affrontarlo.

So che è una frase fatta, però a me questo viene in mente. Ora che la guardo, così... decisa, coraggiosa, mi pare che tutto questo non sia capitato.

Comunque, quel giorno uscì. Con la musica nelle orecchie, camminò lentamente nelle strade sotto casa sua. Paura ne aveva, eccome! Ma non ci fa. Guardava in giro, e passo dopo passo si allontanò, lenta ma decisa.

Sua madre? Al lavoro, forse. O in giro, chissà, Bea non se l'era chiesto. Voleva farlo da sola. E lo fece, eccome.

Di quella mattina, Beatrice ricorda con forza tante cose. L'aria fresca. Il sole e il cielo azzurro. Che mese era? Sapete che non lo so? Eppure Beatrice dice che era bello come primavera e che tutto le sembrava fresco, vivo. Era come riscoprire qualcosa che non si sa da molto.

Una volta all'università il mio relatore di tesi mi disse che il senso più evocativo è l'olfatto. Mi fece l'esempio dei biscotti, che magari cucinava tua nonna a 4 anni e, dopo anni e anni e anni, ti capita di conoscere qualcun'altro che li cucina allo stesso modo. E quell'odore, ti riporta a quando avevi 4 anni.

Ad esempio, a me capita con l'odore di crema solare, quella che mettevo da bambino. Se mi capita di riassaporare quell'aroma, mi pare di tornare non solo a quei momenti, ma proprio d'esser al mare.

A Beatrice capitò con il fresco dell'aria, con quel senso di liberazione che può dare un mattino dove anche la città sembra più pulita. Forse fu l'odore, o la commistione d'odori, a riportarla a quei volteggi, al sogno d'essere felice che riempiva la sua infanzia.


Era fuori, da sola, e senza rendersene conto aveva camminato per ore.

1 commento:

Viola ha detto...

Sono il sole e l'aria fresca a a darmi coraggio giorno dopo giorno...